Gregorio X, dopo due anni di conclave un diacono diventa papa con l’aiuto di Bonaventura da Bagnoregio

Sembra che fu proprio Bonaventura da Bagnoregio, a suggerire il nome di Tedaldo Visconti di Piacenza, che per il Dottore Serafico era un uomo di grandi qualità

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sagginiViterbo è ancora tutta presa dalle vicende del più lungo conclave della storia della Chiesa. Mese dopo mese i tempi di quel difficile consesso, si avvicinavano ormai al compimento del terzo anno. I Cardinali si erano ridotti a quindici perché Giovanni di Porto, Vescovo di Toleto, stanco e sdegnato delle contrapposizioni quotidiane, che accadevano tra i porporati, si era ritirato nella sua cella, e non partecipava più alle votazioni.

All’esterno del palazzo papale, sulla piazza antistante il luogo del conclave, tra i popolani che protestavano continuamente, come una pentola in continua ebollizione, si respirava un clima pestilenziale. Anche l’autorevole Bonaventura da Bagnoregio, generale dei Francescani, ogni giorno faceva una predicazione, nella piazza antistante il Palazzo Papale, nella quale criticava aspramente il comportamento dei Cardinali. Finalmente il primo settembre 1271, fra le fazioni avverse dei Cardinali, quelli italiani che chiedeva un papa italiano e quelli francesi che ne volevano uno transalpino, si arrivò ad un accordo. Sembra che come prima soluzione sia stato chiesto a Filippo Benizi, priore dei Serviti, che viveva nel Convento della Verità, di accettare l’elezione al soglio di Pietro, ma la proposta servì solo a spaventare a morte il sant’uomo, che fuggì da Viterbo e si rifugiò, come un eremita, in una grotta del Monte Amiata, che ancora oggi porta il suo nome.

Poi la medesima richiesta fu fatta a Bonaventura da Bagnoregio, ma anche lui la rifiutò; si arrivò così all’elezione per compromissum, con la costituzione di una commissione ristretta, alla quale affidare il compito di eleggere il nuovo Papa. A far parte della cerchia ristretta di Cardinali, furono chiamati sei porporati, cinque italiani e un francese.

Sembra che fu proprio Bonaventura da Bagnoregio, a suggerire il nome di Tedaldo Visconti di Piacenza, che per il Dottore Serafico era un uomo di grandi qualità. Infatti, Bonaventura lo aveva avuto come allievo modello, durante il periodo in cui aveva insegnato telologia all’Università di Parigi. La commissione ristretta appena eletta si riunì immediatamente e, nello stesso giorno, fu eletto Tedaldo Visconti di Piacenza, che prenderà il nome di Gregorio X.

Il prescelto, non era un Cardinale e neanche un prelato, era semplicemente arcidiacono di Liegi che, avendo avuto dissapori con il suo Vescovo, aveva preferito allontanarsi dalla sua residenza, scegliendo di partire per le crociate al seguito di Edoardo d’Inghilterra.

Il conclave che ancora oggi è ricordato come il più lungo della storia della Chiesa, durò il tempo record di due anni e nove mesi. Il primo gennaio 1272 il nuovo Papa sbarcò a Brindisi e, nella città di Benevento s’incontrò con Carlo d’Angiò. Il corteo del Pontefice attraversò tutta la città, e il Re di Sicilia come atto di sottomissione, tenne la briglia del cavallo di Gregorio X, per tutto il percorso. Il nuovo Pontefice da lì partì alla volta di Viterbo. Al suo arrivo la città gli tributò onori e feste. Prima di partire per Roma, dove sarebbe stato incoronato, nominò cinque nuovi Cardinali e tra questi Bonaventura da Bagnoregio, che fu il primo Francescano a ricevere la porpora cardinalizia. Il 14 novembre del 1272 muore il Re d’Inghilterra Enrico III, e il principe Edoardo erede al trono, abbandona le crociate e si appresta ad attraversare l’Italia per rientrare in patria.

Su invito del Papa, farà tappa a Orvieto, dove nel mese di febbraio 1273, s’incontrerà con il suo grande amico, diventato nel frattempo Pontefice, con il quale aveva condiviso i tempi delle crociate. Edoardo, dopo i convenevoli d’uso, chiese al Pontefice Gregorio X, di punire Guido di Monforte, l’assassino di Enrico di Cornovaglia, (il fratello Simone nel frattempo era morto) perché il delitto era rimasto ancora impunito. Il Papa raccolse l’invito di Edoardo, e indirizzò subito all’assassino una lettera nella quale lo invitava a costituirsi, per purgare le colpe di cui si era macchiato.

Siccome Guido non si presentò nei termini stabiliti, il primo di aprile del 1273, Gregorio X lanciò su di lui tutte le scomuniche e gli altri flagelli spirituali della Chiesa; gli tolse la potestà maritale e lo mise al bando della legge, in modo che a ognuno fosse lecito usargli violenza, senza però trarlo in pericolo di morte o di mutilazione.

Inizia così il calvario di Guido di Monforte che da quel giorno non ebbe più pace. Infatti, dopo otto anni, nel 1281, egli morirà disperato nelle prigioni di Messina, essendo l’unico prigioniero per il quale non fu pagato un riscatto.

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