Continua la Guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina e alcune associazioni agricole italiane (quelle che rappresentano i settori potenzialmente più colpiti), corrono ai ripari. Donald Trump ha annunciato di voler colpire beni per 300 miliardi di dollari che si aggiungono ai 200 già supertassat meno di ventiquattr’ore prima a seguito del mancato accordo commerciale.

Il braccio di ferro si trascina da un anno durante il quale, sia Pechino che Washington hanno imposto dazi alle importazioni reciproche per oltre 360 miliardi di dollari, con un impatto disastroso sulle esportazioni dei prodotti americani e sulla produzione manifatturiera di entrambi i paesi.

Trump intende stringere ancora di più la tenaglia sul commercio cinese e ha lanciato una sorta di ultimatum a Pechino. Secondo quanto riporta l’agenzia Bloomberg il segretario al Tesoro americano ha consegnato al vicepremier cinese Liu He una sorta di ultimatum, intimando a Pechino di arrivare a un accordo entro un mese, altrimenti scatteranno dazi su altri 350 miliardi di dollari beni made in China.

Al momento Pechino non ha annunciato ritorsioni e il vicepremier si è detto “cautamente ottimista”. Ma nel mirino di Trump oltre alla Cina c’è anche l’Unione europea minacciata di nuovi dazi. Secondo Coldiretti sarebbero colpiti circa la metà (50%) degli alimentari e delle bevande Made in Italy esportate in Usa dove nel 2018 si è registrato il record per un valore di 4,2 miliardi (+2%).

La Coldiretti ha anche annunciato che è partita la prima petizione per chiedere al Dipartimento USA al commercio estero (USTR) di escludere l’olio d’oliva europeo dalla lista.
Nella petizione si sottolinea che l’olio d’oliva è uno degli alimenti più salutari tanto che la stessa Food and Drug Administration statunitense (FDA) lo ha riconosciuto come un alimento benefico per la salute cardiovascolare. I suoi benefici sono anche altri. Le stesse linee guida dietetiche dell’USDA per gli americani raccomandano la dieta mediterranea, della quale l’olio d’oliva è una componente principale. Una sana alimentazione farebbe risparmiare 20 miliardi dollari in trattamento per molti disturbi oltre alle malattie cardiache, tra cui cancro, diabete e demenza.

A questa petizione la Tuscia e il viterbese sono molto interessati dal momento che la produzione di olio è una delle risorse agricole principali di questa zona. L’extra vergine della Tuscia è uno dei migliori in Italia grazie al fatto che gli uliveti si estendono su una terra di origine vulcanica e quindi molto fertile e ricca di materiali preziosi. Tanto è vero che la coltura dell’olio nella Tuscia ha radici antichissime; partire dai greci che ne avrebbero importato qui la coltivazione, mentre furono gli etruschi a diffondere la conoscenza dell’olio e delle tecniche per la sua estrazione. I dipinti sui vasi testimoniano il momento della raccolta e della spremitura delle olive.

Oggi questo prodotto è garantito dal “Marchio collettivo Tuscia Viterbese”, assegnato dalla Camera di Commercio di Viterbo alle aziende che rispondono a rigorosi standard qualitativi di sicura affidabilità.

La petizione per difendere il prezioso alimento, protagonista della tavola nel mondo, è quindi un interesse che supera i confini del nostro Paese.

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