Guru di Acquapendente, parla il capitano dei carabinieri: “Una vicenda complicata”

La ragazza continua a difendere il maestro spirituale: “Questo rende più difficile le indagini”

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“La vicenda è complicata: lei non è incapace di intendere e di volere. Anzi, è anche ben istruita, quindi bisogna andare a vedere in che modo, codice alla mano, andare a rubricare questo caso. Anche perché non esiste più il reato di plagio”. Il comandante della compagnia dei carabinieri di Montefiascone, Antonino Zangla, si occupa dell’inchiesta sul guru di Acquapendente e sulla ragazza, studentessa di Naturopatia, che sarebbe diventata una sorta di schiava (anche e soprattutto) sessuale del fondatore dell’associazione Qneud, Questa non è una democrazia.

In ogni modo, le indagini vanno avanti. Soprattutto sulla scorta di quanto detto giovedì scorso dalla 24enne, trasferitasi ad Acquapendente più di un anno e mezzo fa, durante l’incidente probatorio davanti al giudice delle indagini preliminari Francesco Rigato, che a febbraio ha disposto l’obbligo di allontanamento del guru dall’allieva, dopo che la madre aveva fatto la denuncia ai carabinieri. Interrogatorio chiesto dal pubblico ministero Paola Conti che cura le indagini. Interrogatorio al quale ha assistito anche l’indagato, il maestro Lino, al secolo Pasquale Gaeta, professione santone. E che per la madre di lei l’avrebbe plagiata e maltrattata. Uomo che la stessa ragazza, originaria della Brianza, non ha mai accusato. Anzi, durante l’incidente probatorio ha continuato a difenderlo.

In ogni modo, la pubblica accusa vuole vederci chiaro e ha disposto una perizia psicologica sulla giovane. Che durante l’incidente probatorio nell’aula 1 del tribunale di Viterbo, è stata sentita in modo protetto: tra lei e l’indagato c’era una parete divisoria, in modo che il maestro Lino non potesse condizionarla con lo sguardo. Uomo che all’uscita dal palazzo di giustizia ha ribadito la sua innocenza rispetto alle accuse della madre della ragazza: “Va dimostrata l’accusa per cui io avrei circuito la ragazza. Non ho fatto nulla di male”.

Accuse formalizzate in una denuncia che i carabinieri della compagnia di Montefiascone hanno subito passato alla magistratura viterbese che continua a indagare. Il parere della psicologa sarà importante per il prosieguo di quella che il capitano Zangla definisce una “vicenda complicata”.

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