Storie di disumanità

Ha le doglie. Sale sul primo autobus per l’ospedale. 70 euro di multa e la fanno scendere!

Federica, 28 anni, aspetta una bimba. È al nono mese di gravidanza, manca poco al parto: ha le caviglie gonfie, le gambe pesanti

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“Prima le donne e i bambini!” si usava dire qualche tempo fa per sottolineare la precedenza che i bimbi e le donne dovrebbero avere in situazioni di pericolo o di necessità. Non sempre è così, nemmeno se la donna è in stato di gravidanza da quaranta settimane e 5 giorni, ha le doglie e sta per partorire.

È successo a Napoli.

La donna incinta multata sul bus a Napoli

Federica, 28 anni, aspetta una bimba. È al nono mese di gravidanza, manca poco al parto: ha le caviglie gonfie, le gambe pesanti. I medici le consigliano di camminare. Mentre la giovane sta facendo una breve passeggiata ai Colli Aminei, non lontano dall’ospedale, avverte dolori alla pancia. Sono le prime doglie. È spaventata, felice ma i dolori sono sempre più intensi; non sa che fare finché vede venire dalla sua parte un autobus della linea 604, in direzione ospedale Cardarelli di Napoli. Sembra un segno del destino, della Provvidenza. I dolori aumentano, sudore freddo, un po’ di paura e la giovane sale, ma non pensa a fare il biglietto. Sul bus arriva un controllore. Alla richiesta di biglietto, la partoriente fa presente l’eccezionalità della situazione, tra l’altro evidente e poi documentata. Il controllore, applicando le regole, verbalizza: multa di 71 euro.

“Scenda, signora, e vada a piedi, visto che non ha il biglietto!”. In quei momenti, io immagino, si ha solo bisogno di qualcuno che ti aiuti, che ti accompagni al Pronto Soccorso, che ti rassicuri. Ricordo di aver letto di un poliziotto che aiutò una ragazza a far nascere il bambino, di hostess sull’aereo che si trasformano momentaneamente in ostetriche…Invece stavolta no. Federica viene fatta scendere, con il verbale della multa in mano; riesce a stento a raggiungere da sola l’ospedale; dopo poco, nasce la sua bimba. Tanta gioia nel cuore. Ma, una volta riacquistate le forze, ripensa a quello che ha subito e non le sembra giusto. Così fa ricorso. Niente da fare: l’Anm, società pubblica dei trasporti di Napoli, le comunica, sinteticamente, che il dipendente ha fatto il suo dovere e che di conseguenza la sua contestazione è stata respinta. Federica, quindi, dovrà pagare una multa di 70 euro, che potrebbe salire a 141 in caso di ritardo nel versare la sanzione.

Oltre al danno anche la beffa. Ma dove va un Paese che non ha più rispetto nemmeno di una partoriente? Prima alle donne si cedeva il posto in autobus; adesso, le partorienti in difficoltà si fanno scendere. Eccesso di applicazione delle regole, omissione di soccorso o altro ? A voi lettori l’ardua sentenza. Per quanto mi riguarda, penso che chi è in difficoltà vada aiutato. Federica avrebbe potuto pagare dopo il biglietto, festeggiando, con autista e controllore, magari con un bel fiocco rosa posto sull’autobus, la nascita della bambina.

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