I “borghi fantasma”? Belli e suggestivi. Ma sarebbe meglio non averne bisogno

Il celebre quotidiano "The Telegraph" ha recentemente incluso il nostro Celleno tra i borghi fantasma più belli d’Italia

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bagnoregio

In provincia di Viterbo, secondo il sito “Lazioturismo”, si trovano diverse cosiddette città fantasma. Il celebre quotidiano “The Telegraph” ha recentemente incluso il nostro Celleno tra i borghi fantasma più belli d’Italia. E questa scelta del giornale d’oltremanica è stata giudicata -giustamente – una vera fortuna per quel territorio.

Tutto sommato non importa capire quali siano i meccanismi psicologici che attirano così tante persone verso luoghi che recano incise sul volto le cicatrici implacabili della storia. Probabilmente ci sono molte analogie tra questo voyeurismo verso i borghi morenti e quello, ancora più morboso, che quando c’è un grave incidente per strada provoca rallentamenti e code sulla corsia opposta.

Quello che è sicuro è che questo forte interesse per i luoghi perduti, che sopravvivono come vuote scenografie del loro passato, spesso può portare gente, e quindi turismo e denaro. Tanto che fortunatamente le città che muoiono risorgono, trasformano il male in bene, il veleno in medicina, e sfuggono a un destino di abbandono che sembrava segnato. La metamorfosi è impressionante: da luoghi della solitudine e dell’immobilità i borghi che muoiono rinascono a una nuova vita come crogioli di incontri, amicizie e culture diverse.

Civita di Bagnoregio è un esempio eclatante di questo straordinario ottimismo della volontà, che con grande intelligenza e sensibilità è riuscita a vincere il pessimismo della ragione. Non si può quindi che esaltare con sincera ammirazione il “modello Civita”. Lo abbiamo visto all’opera anche recentemente, in occasione del Festival della Parola che non muore, organizzato dal professor Massimo Arcangeli e animato, tra gli altri, dagli interventi di un giornalista di razza come il nostro direttore Giovanni Masotti. Chi vuole può farsene un’idea attraverso i nostri articoli di resoconto.

Tuttavia, detto tutto questo, non si può negare che dei borghi fantasma, dei paesi da cui le popolazioni fuggono perché non c’è lavoro e futuro, faremmo volentieri a meno.celleno

Lo spopolamento delle zone interne per mancanza di prospettive di sviluppo disperde l’eredità di economie e culture secolari. Prima di dare per persa questa Italia minore che non vive inurbata nelle grandi città c’è molto da lavorare, valorizzando le vocazioni naturali dei territori oppure, quando è necessario, programmandone razionali riconversioni produttive ed economiche.

 

Sono temi complessi, ai quali la politica in primo luogo non può sfuggire. L’importante è immaginare il territorio in cui viviamo come una realtà dinamica, che ha voglia di rischiare e di cambiare, quando è necessario.

La medicina del turismo dei “borghi fantasma”, pur se molto efficace, un po’ è anche una droga. E soprattutto è un dover fare di necessità virtù. Tutto sommato meglio non averne bisogno.

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