I Facchini di Santa Rosa e il loro Inno, simbolo della forza, della fede e della volontà dei viterbesi

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santa rosa facchini

Viterbo- I viterbesi e tutti coloro che conoscono la storia di Santa Rosa, associano immediatamente la parola “Facchino” al tradizionale trasporto della Macchina del 3 settembre. Non è così per i turisti e per i visitatori che arrivano a Viterbo per la prima volta. Il termine “Facchino” di Santa Rosa potrebbe risultare per loro piuttosto insolito, associato a una festa religiosa.

La parola “Facchino” è uno dei tanti arabismi della lingua italiana, la degradazione semantica da “doganiere” a “portatore di pesi” (facchino) sarebbe avvenuta in seguito alla crisi economica del mondo arabo quando, nei secoli XIV e XV, i “doganieri” furono costretti, per sopravvivere, a commerciare stoffe che trasportavano sulle proprie spalle.

In generale, il facchino è una persona umile, addetta al trasporto di colli, carichi, pesi, mobili e chi svolge lavori faticosi e pesanti.

Per i componenti del Sodalizio e per i viterbesi è un grande onore poter ricevere l’appellativo di “Facchino”. Ogni anno tantissimi giovani aspirano a diventare Facchini di Santa Rosa; è come una vocazione, un desiderio che li porta alla soglia della chiesa della Pace, dove si svolgono le prove di portata: una cassetta di 150 kg sulle spalle per un percorso di circa 90 metri lungo il perimetro interno alla chiesa. Naturalmente, in questo anno, non è stato possibile farle.

I facchini sono il motore umano della Macchina e rappresentano il microcosmo delle diversità umane, che, insieme, unite in nome della fede, sono capaci di farsi “tutte d’un sentimento”; ci sono facchini giovani e più anziani, che nella vita fanno mestieri diversi, pronti a sollevare e accollarsi cinquanta quintali di peso, percorrendo tratti in discesa, stretti e in salita delle vie centrali di Viterbo. Un gruppo unito da un unico obiettivo: portare in gloria la Santa, dimostrando il grande amore dei viterbesi per Lei.

Il Sodalizio è un esempio della devozione che si rinnova. Esempio per i viterbesi, stimolo per i giovani e ogni persona per affrontare con rispetto e forza di volontà ogni sacrificio.

E il trasporto del 3 settembre, ogni anno, sembra a tutti un miracolo.

La divisa del Facchino di Santa Rosa, è il distintivo: una camicia bianca a maniche lunghe arrotolate sopra i gomiti, pantaloni bianchi fermati sotto le ginocchia (alla “zuava”), fascia rossa in vita, fazzoletto bianco annodato alla corsara, scarponcini neri alti e calze bianche lunghe sopra il ginocchio.

Prima della Seconda Guerra Mondiale l’attuale fascia rossa della divisa dei facchini era arricchita con delle bande colorate. Alle estremità inoltre erano poste delle frange di fili rossi, rosa e blu; annodati a mano.

Il capofacchino e le guide si distinguono perché indossano pantaloni neri e la fascia trasversale con i colori di Viterbo: giallo e blu. Diversi sono i ruoli previsti all’interno della formazione ma tutti rivestono uguale importanza e responsabilità per la sicurezza e la buona riuscita del Trasporto: guide, ciuffi, spallette, stanghette, leve, cavalletti.
Importantissimo è il momento della vestizione, ma anche quello del ritiro, della preghiera, il giro delle sette chiese e della benedizione in articulo mortis.

La fede, la forza, la volontà e la devozione di ogni Facchino di Santa Rosa sono profonde; per questo motivo egli è pronto al sacrificio, alla fatica, a mettere a dura prova le sue articolazioni, ad avere escoriazioni sostenendo il peso della Macchina.

Quando tutte le luci vengono spente, c’è un profondo silenzio, che invade Viterbo.
Poi la voce forte e possente del capofacchino squarcia il buio: “Siamo tutti d’un sentimento?”. Un “sì” corale esplode da sotto la base della Macchina, dove i Facchini, ordinatamente, secondo i comandi, si sono collocati. Ognuno ha il suo posto assegnato, ma sono “uno per tutti e tutti per uno”. Arriva allora una sequenza di comandi; “Sotto col ciuffo e fermi!”. “Fermi!”. Un momento di attesa e trepidazione e poi… “Facchini di Santa Rosa, sollevate e fermi!”. Questa è la “mossa”.

L’impeto dei facchini è tale che la Macchina balza verso l’alto di colpo, come a prendere vita. È un’emozione forte e unica vederla alzarsi, sostenuta dalle braccia e dalla schiena dei facchini. Spesso “trenica ‘n tantino” , oscilla. Poi si assesta e inizia il suo cammino verso il santuario.“Per Santa Rosa, avanti!”. Si procede a tappe, fra la folla assiepata dietro alle transenne, fino alla salita del santuario, di corsa. Infine la posa della Macchina e gli abbracci.

Un profondo atto di omaggio e di devozione alla Santa, custode delle preghiere di tanti concittadini.

Sarebbe bello che i viterbesi imparassero a memoria, per il prossimo 3 settembre, quell’Inno, che anche alcuni bambini cantano fin da piccoli. Una marcia, un motivo semplice, ma che per Viterbo rappresenta la fede, la volontà, il sacrificio e la luce che vince le tenebre.
Cantiamolo più forte, in questo anno senza la Macchina e senza le tradizionali celebrazioni.
Santa Rosa è sempre con noi.

Evviva Santa Rosa!

INNO DEI FACCHINI DI SANTA ROSA – VITERBO
(Testo e musica di Lorenzo Celestini)
“Sotto col ciuffo e fermi! Fermi!
Sollevate e fermi!”
La fede della Santa
racchiude una città
La gente che ci crede
la viene qui a guardar
E insieme a tanti altri
l’applaude e canterà
Tutti quanti stasera vedrete
una festa di grande importanza
Ogni anno una sera a settembre
una rosa si porta a girar
Nella notte nel cielo s’innalza
e la gente la guarda stupita
Sembra proprio volare sui tetti lassù
tra le stelle e gli angeli blu
Cento uomini le fanno la corte
è la più bella di tutta la festa
Trenta metri d’altezza e lei in testa
accarezza con le ali la città
Tutti quanti la voglion toccare
per poter poi un giorno affermare
Che la rosa che brilla nel cielo lassù
ti protegge con gli angeli blu
La fede della Santa
racchiude una città
La gente che ci crede
la viene qui a guardar
E insieme a tanti altri
l’applaude e canterà
Dopo giri e fermate di corsa
lei raggiunge la sua santa casa
Proprio lì sui gradini si posa
e saluta la folla da lassù
Tutti quanti la voglion toccare
per poter poi un giorno affermare
Che la rosa che brilla nel cielo lassù
ti protegge con gli angeli blu
(musica)
Che la rosa che brilla nel cielo lassù
ti protegge con gli angeli blu
Che la rosa che brilla nel cielo lassù
ti protegge con gli angeli blu
Che la rosa che brilla nel cielo lassù
ti protegge con gli angeli blu”.

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