Il comune di Nepi colloca i primi cittadini che percepiscono il Reddito di cittadinanza

I FUTURI DIPENDENTI PUBBLICI?

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Maurizio Cresca

-Nepi- E’ di poche ore fa la notizia che per bocca del delegato al decoro
urbano De Fazio “è un aiuto importante quello che possono e devono
dare le persone che usufruiscono del reddito di cittadinanza” e ci
informa che gli stessi “sono molto felici di poter dare una mano alla
comunità nepesina”.
A quanto pare nonostante i vituperati navigator, le pubbliche
amministrazioni, in questo caso quella del sindaco Vita, coadiuvato
dall’assessore Ciavatta, fanno da sole. Non è nostra intenzione criticare
l’operato dell’amministrazione, specie se gli stessi interessati “sono
molto felici”, ma da osservatori ci poniamo delle domande:

In che modo e con quale qualifica verranno impiegati i nuovi addetti a
“tenere pulito il nostro bellissimo borgo”?

Siamo sicuri che il contratto collettivo nazionale dei lavoratori non venga
in qualche modo scavalcato?

Siamo sicuri che tra qualche tempo, un’ eventuale vertenza avanzata
dalle persone che svolgeranno questi lavori socialmente utili di ultima
generazione, non costringerà la pubblica amministrazione a rendere
permanenti questi lavoratori?

Infine, non vorremmo mai, ma se uno di questi nuovi impiegati dovesse

farsi male, non ce lo auguriamo ma potrebbe accadere, come si metterà
per i lavoratori che “devono” dare un aiuto importante alla pubblica
amministrazione che li ha impiegati?

Non dilungandoci troppo, le domande da fare sarebbero molte, verrebbe
da chiedere alle molte parti che si leggono su internet, a partire dal
presidente del consiglio Conte, per arrivare ai molti penultimi nella scala
sociale, quelli che invocano che gli ultimi debbano andare a lavorare (a
fare cosa, pagati da chi, con quali qualifiche, non è dato sapere) se è
proprio questo quello che illustri economisti hanno ipotizzato nella
proposta del reddito garantito per tutti, che in Italia è diventato il tanto
bistrattato reddito di cittadinanza. Noi, che abbiamo memoria, ricordiamo
che la misura, presente in tantissimi paesi del mondo occidentale, nasce
per non tagliare fuori interi pezzi della popolazione che non vengono o
non possono, essere ricollocati all’interno del sistema e che non
possono certo essere lasciati morire di fame perché non hanno un
lavoro. Nei suoi errori e storture che certo ci sono, ricordiamo a tutti che
il reddito di cittadinanza è la prima vera redistribuzione delle risorse, che
arriva davvero in basso negli ultimi 30, 40 anni, cioè dalle ultime mega
assunzioni da parte della pubblica amministrazione.
Ultimo, ma non per importanza questo nuovo mondo che si sta aprendo,
fatto di nuovi mercati, nuovi lavoratori e vecchie retribuzioni non potrà
essere affrontato con vecchie soluzioni, un nuovo luiddismo non
avrebbe alcun senso come non lo ebbe, a conti fatti, il primo.
Ma ci ritorneremo presto.

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