I gruisti della Gtc di nuovo sul piede di guerra

I 16 dipendenti della società G.T.C. gestione terminal portuali preoccupati per il futuro del posto di lavoro

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I 16 lavoratori della soc. G.T.C. gestione terminal portuali ovvero gli ex gruisti dell’Autorità portuale sono di nuovo sul piede di guerra.

“Siamo preoccupati per l’ennesima volta per il futuro del nostro posto di lavoro. Già a pesare molto è la crisi del settore delle merci movimentate con le gru, crisi che in porto sembra non finire mai. Ma a far presagire scenari cupi è innanzitutto il comportamento di alcuni soci della società stessa, che hanno detto a chiare note di non voler ricapitalizzare il capitale sociale, così da ripianare parzialmente le perdite e dare un po’ di ossigeno all’azienda, che tra l’altro ha bisogno di investire per garantire l’efficienza dei mezzi meccanici”.

“Una società – spiegano i lavoratori – che fu pensata in un certo modo dalla Autorità Portuale, guidata allora dal Pres. Pasqualino Monti: la soc. sarebbe stata composta dalle imprese portuali con il primo e importante compito di salvaguardare i livelli occupazionali dei lavoratori addetti, una sorta di “società di servizi” che avrebbe così garantito i lavoratori e quella pace sociale e quegli equilibri così utili al porto. A qualcuno evidentemente questi due aspetti poco hanno interessato ed hanno prevalso il profitto e i giochi di potere. I lavoratori hanno accettato un travagliato passaggio proprio in virtù di questi presupposti, considerando anche che dal punto vista economico la società è stata notevolmente agevolata nell’acquisto dei mezzi meccanici dalla Autorità portuale. Noi lavoratori sappiamo di aver rispettato la nostra parte di accordo, lo stesso non possiamo dire di alcuni soci della G.T.C., che pur sapendo bene lo spirito della creazione di quella azienda, hanno poi pensato bene di perseguire altri fini. Di sicuro bocciamo completamente l’operato della attuale Autorità Portuale, assente, fosca e lontanissima dai lavoratori. Finora non abbiamo potuto contare sull’aiuto della Autorità Portuale, anzi! Adesso pretendiamo che l’Ente si faccia garante della salvaguardia dei lavoratori e garante di quel vecchio accordo partorito con l’intesa delle parti coinvolte. Noi non siamo merce che può essere sballottata qui e là e non accetteremo la disgregazione dell’azienda e della compagine lavorativa. Metteremo in campo ogni azione che possa darci visibilità, a dispetto di chi ci vorrebbe morti in silenzio, e attueremo ogni forma di lotta a nostra disposizione, fino a bloccare il porto se necessario.

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