I poeti della Tuscia Dialettale vi aspettano al recital del 3 gennaio

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La parola Presepe (o Presepio) deriva dal latino praesepium, composto dal prefisso prae (davanti) e dal verbo saepire [chiudere/cingere con una siepe]. Pertanto, Presepe significa letteralmente «luogo recintato da una siepe».

Si tratta di una tradizione iniziata nel 1223 da San Francesco d’Assisi, che realizzò la prima rappresentazione vivente della nascita di Gesù a Greccio, un piccolo paese del Lazio.

Tommaso da Celano, cronista della prima Vita di San Francesco descrive così la scena: «Si dispone la greppia, si porta il fieno, sono menati il bue e l’asino. Si onora ivi la semplicità, si esalta la povertà, si loda l’umiltà e Greccio si trasforma quasi in una nuova Betlemme». Il primo presepe con tutti i personaggi risale al 1283, per opera di Arnolfo di Cambio, scultore di otto statuine lignee che rappresentavano la natività e i Magi. Questo presepio è conservato nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma.

Tra il ’600 e il ’700 gli artisti napoletani decisero di introdurre nella scena della Natività personaggi appartenenti alla vita di tutti i giorni.

Tanti i presepi presenti a Viterbo, nelle chiese, nelle piazze, nelle case. Ricordiamo che Gesù ha il volto anche di tutte le persone sole, che soffrono, malate, anziane. Che la luce della notte Santa illumini il cammino di ognuno.

Quando la poesia incontra la dialettalità del presepe è magia. Il 3 gennaio, alle ore 16, a Viterbo, presso il teatro parrocchiale del Murialdo, il tradizionale recital di poesie natalizie porterà la musicalità del dialetto nel presepe. I poeti della Tuscia Dialettale vi aspettano.
L’ingresso è gratuito.

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