“I proiettili come supposte”, perde il lavoro e impazzisce: la moglie lo denuncia per molestie

Non può avvicinarsi a lei e può vedere il figlio alla presenza degli assistenti. A giugno la prossima udienza

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tribunale

Molestie nei confronti della moglie, tanto da arrivare a inviarle su whatsapp le foto di due proiettili con l’avvertenza macabra che “le supposte per lei” erano le pallottole del dottor Beretta. Un uomo, dopo aver perso il lavoro, si trasforma, iniziando a trattare male la madre di suo figlio e rendendole la vita un inferno. Per questo è alla sbarra. Lo ha detto la donna davanti al giudice Silvia Mattei, nella prima udienza di un processo per stalking.

Ieri mattina, la testimonianza della persona offesa è stata densa di particolari. La donna, un’impiegata comunale, ha raccontato i fatti avvenuti in un paese dei Cimini e iniziati subito dopo che lui ha avuto problemi al lavoro: “Ci siamo conosciuti nel 2011, quando avevamo una trentina d’anni. Nel 2012 andiamo a convivere. Nel 2013 nasce il bambino. Nell’agosto 2015 ci siamo sposati. Qualche mese dopo inizia il mio calvario”, dice la donna. La quale nell’agosto scorso denuncia il marito ai carabinieri. Da qui, parte la perquisizione in casa del denunciato: i carabinieri gli trovano e gli sequestrano i documenti per il porto d’armi. Vista la gravità delle minacce, all’uomo è stato imposto di non avvicinarsi alla donna; e di poter vedere il figlio una sola volta a settimana e mai da solo (devono esserci gli assistenti dei servizi sociali).

La donna ha raccontato, sotto testimonianza, che i problemi iniziarono a fine 2015/inizio 2016. Fu allora che l’uomo si licenziò per problemi al lavoro. “Mi incolpò delle dimissioni”, ha detto la donna che si è costituita parte civile. “Credeva che lo tradissi. Era gelosissimo. Molte minacce. Lo trovavo sotto al mio posto di lavoro”. Lei non ce la faceva più. Finché arrivò a chiedere la separazione, nell’estate del 2017.

Ma le cose andarono anche peggio: “Minacce e ancora minacce. Messaggi di morte”. Poi, lui ha iniziato un corso di tiro e richiese il porto d’armi. Quindi, i messaggi whatsapp molto pesanti dei primi di agosto 2018, con le immagini dei due proiettili.

In un fiume di particolari raccontati dalla donna, visibilmente scossa, il giudice ha rinviato l’udienza al 12 giugno prossimo. Prima di fissare la nuova udienza, però, il giudice ha chiesto alla donna di consegnare i messaggi whatsapp estratti dal telefonino.

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