12 club tra i più ricchi e blasonati del mondo fondano la SuperLeague, ci sono anche tre big italiane. E' la rivoluzione calcistica più importante della storia, il punto è che a favorirla sono state proprio Fifa e Uefa con delle decisioni scellerate

I “ricchi” si portano via il pallone, ma a sbagliare tutto sono state Fifa e Uefa

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Era il 4 gennaio 2017 quando, in occasione di un’amichevole con il Paris Saint-Germain (la squadra il cui proprietario è lo sceicco Nasser Al-Khelaifi), i tifosi del Club Africain mostrarono al mondo intero una coreografia che, oggi più che mai, si rivela quasi profetica. “Created by the poors, stolen by the rich”, in italiano: “Creato dai poveri, rubato dai ricchi”. Il riferimento, ovviamente, era al calcio, lo sport del popolo per antonomasia che però, negli ultimi anni, è stato depredato di ogni emozione dai ricchi proprietari dei club.

Alla mezzanotte di ieri, dopo quasi 24 ore di incertezza, è arrivato l’annuncio ufficiale: 12 club tra i più ricchi e blasonati d’Europa hanno fondato una loro competizione, la European SuperLeague. Da subito è arrivato il SuperNo della Fifa e della Uefa, che hanno minacciato pene esemplari per chi intenderà partecipare al progetto. Gli animi si sono subito incendiati, pensate che Inter, Juve e Milan ora rischierebbero addirittura l’estromissione dalla Serie A.

Eppure, sembrerà anche strano, ma quella che si preannuncia come la rivoluzione calcistica più importante della storia è stata favorita proprio da chi ora la osteggia con ogni mezzo, ovvero Fifa e Uefa.

Da subito l’opinione pubblica si è divisa tra favorevoli e contrari alla SuperLeague, ed il dibattito rischia di diventare scadente oltre che noioso. Ora chi è contrario alla decisione delle 12 società sta facendo passare Fifa, Uefa e Federazioni Nazionali come delle organizzazioni no profit impegnate nel campo della beneficenza. Niente di più falso. Le decisioni prese da Fifa e Uefa sono state disastrose e, come detto, hanno portato i club ad optare per una scissione senza precedenti.

Pensiamo, ad esempio, a due meccanismi celebri come il Fair Play Finanziario ed il Settlement Agreement. I parametri finanziari ed economici imposti dalla Fifa e dalla Uefa hanno letteralmente distrutto le pianificazioni economiche di diversi club europei, tra cui l’Inter ed il Milan. Il ragionamento su cui si poggia il Ffp è il seguente: se non rientri nei nostri parametri ti becchi delle pesantissime limitazioni sul mercato e, per uscire dalle limitazioni, ci vogliono anni. Fin qui tutto giusto, penserete. Purtroppo vi sbagliate. Se le due milanesi sono state falcidiate dal fisco calcistico, non si può dire lo stesso del Paris Saint-Germain e del City, entrambe di proprietà di due sceicchi ed entrambe protagoniste di calciomercati faraonici senza che nessuno decidesse di fermarle. Ecco il primo errore commesso dai due organismi supremi del calcio: consentire agli sceicchi – o a chi per loro, sempre di pochi eletti stiamo parlando – di poter fare di tutto senza porre limiti, mettendo il denaro al centro dello sport. Eh già, perché con il Ffp ed il Settlement Agreement questo è stato fatto, dal loro inserimento è nato il denarocentrismo nel mondo pallonaro.

Ora i top club europei, stanchi di subire quelle che a parer loro sarebbero angherie, hanno deciso di chiudere i rubinetti alla Uefa ed alla Fifa creando una lega tutta loro. L’80% dei tifosi tifa per queste 12 (ma si parla addirittura di 20) squadre e l’80% dei grandi giocatori è tesserato per loro. Di fatto sono queste poche compagini a far arricchire ogni anno la Uefa e la Fifa, questo è inopinabile. In virtù di ciò le minacce di Ceferin lasciano il tempo che trovano: il coltello dalla parte del manico lo hanno gli “eversivi”. Alla fine le federazioni “canoniche” cederanno, senza queste squadre il calcio morirebbe seduta stante. Oppure, per la gioia di coloro i quali credono nella magnanimità di Fifa e Uefa, si avrà la definitiva conferma che tutti questi loro discorsi filantropici non sono altro che boiate. Il carrozzone messo in piedi in questi anni non si manderà avanti con le due lire rimediate dalle – che brutto termine, sic! – squadre minori. Ed anche questo certamente non per colpa dei “rivoluzionari” ma per colpa di chi sedeva nelle poltrone che contano, impegnato ad elaborare criteri cervellotici in ambito di diritti tv et similia.

Nella nuova SuperLega europea la meritocrazia sarà abolita, dato che le società fondatrici saranno iscritte di diritto ad ogni edizione e ci saranno poche partecipazioni ad inviti. Insomma, una sorta di competizione elitaria in cui non conterà tanto il merito ma, bensì, lo status economico e politico. Questo dettaglio non va proprio giù agli anti-SuperLeague, che parlano dei valori legati al mondo del calcio. Presunti valori sui quali Fifa e Uefa hanno lestamente poggiato il cappello. Ma quali sarebbero questi valori? Dalla famigerata Legge Bosman ad oggi, Fifa e Uefa hanno distrutto questo sport. Prima devastando i settori giovanili, ormai incapaci di produrre giocatori all’altezza dei grandi palcoscenici, poi svilendo ogni competizione storica: si pensi ai prossimi mondiali che si disputeranno in inverno per cuccarsi i soldi del ridente Qatar, all’imminente finale di Champions League che si giocherà ad Istanbul, alle finali di Coppa Italia e Supercoppa giocate in Cina o in Arabia.

Le istituzioni del mondo calcistico si riempiono la bocca di termini ai quali non credono più neanche loro. Parlare di valori mentre si assegnano i mondiali agli emiri che sfruttano la manodopera di migliaia di poveri cristi sottopagandoli per costruire futuri stadi non è proprio il massimo della coerenza. 

Insomma, ormai i tifosi si aggrappano ad uno sport che è defunto da un pezzo. Il cosiddetto “calcio popolare” ha fatto perdere le sue tracce quasi trent’anni orsono. Eppure nessuno ha annunciato rivolte quando furono soppressi tornei come la Coppa delle Coppe, il trofeo Intertoto o i nostalgicissimi torneo Anglo-italiano e Mitropa Cup. Tutte competizioni che davano lustro internazionale alle squadre meno blasonate del Vecchio Continente. Che strano, e pensare che la rivoluzione di questi giorni è passata anche da queste soppressioni avvenute nel silenzio più totale.

Ha senso definire calcio popolare quello odierno, in cui gli stadi sembrano supermercati ed i tifosi sono solo delle sagome cartonate alle quali si chiede di applaudire quando compare la scritta sul maxi-schermo? Il vero calcio popolare è quello dei dilettanti, che non piace né ai tifosi né, tantomeno, a Fifa e Uefa, che lo hanno lasciato morire tra mille agonie.

E che dire degli ex calciatori che oggi alzano gli scudi e le spade contro il campionato dei “ricchi”? Siamo proprio sicuri che i tanti Gary Neville che in queste ore ci ammorbano con i loro discorsi, se fossero ancora in attività, disprezzerebbero la SuperLeague con i suoi ingaggi ultra-milionari? 

Finiamola con la retorica. Il calcio è morto, ma non ieri sera. E sì, i ricchi decidono da sempre tutto, ma non da ieri sera. Il problema è che, fino alla mezzanotte di oggi, a nessuno importava niente. Stiamo assistendo alla storica rivoluzione di uno sport del tardo ottocento che ha, ironia della sorte, quasi gli stessi anni dell’ideologia su cui si poggia, ovvero il capitalismo.

Tutto questo è giusto? No, affatto. Questo nuovo progetto non è nient’altro che un’americanata della peggior specie. Ma purtroppo, che ci piaccia o meno, esistono delle ragioni che hanno portato a questo punto di rottura. Ora sta alle parti in causa trovare un compromesso, sempre che ci siano interessi nel farlo.

Nel frattempo i ricchi si portano via il pallone mentre Fifa e Uefa strumentalizzano questa situazione per tentare di nascondere la sporcizia da loro prodotta sotto il tappeto. A perderci, vada come vada, saranno solo i tifosi. Che novità.

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