I rischi… dei patiti della “tintarella”!

È partita la campagna #soleconamore, di sensibilizzazione dei giovani, curata dal ministero della Salute, sui pericoli dell’esposizione ai raggi ultravioletti. In aumento i casi di melanoma.

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Il sole è un amico ma va preso con cautela perché altrimenti può rivelarsi addirittura nocivo. È partita in questi giorni #soleconamore, la campagna di sensibilizzazione social rivolta proprio ai teenager che spesso fanno un uso smodato della tintarella.
L’esposizione ai raggi ultravioletti rappresenta il principale fattore di rischio per il melanoma, ma i giovani hanno ancora scarsa conoscenza di come prevenire il più aggressivo dei tumori della pelle.

Eppure bastano poche precauzioni. A cominciare dall’uso indiscriminato fin da giovanissima età delle lampade abbronzanti o ad esposizioni prolungate al sole nelle ore centrali della giornata senza alcuna protezione.

Di qui il progetto #soleconamore, che nasce su iniziativa della Fondazione AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), presso il Ministero della Salute, e parte da un sondaggio condotto sui social su oltre 3500 adolescenti per conoscere i loro comportamenti in spiaggia. Ne è emerso che pochissimi hanno consapevolezza dei rischi dei raggi ultravioletti.

Il 63% dei ragazzi pensa che le lampade solari aiutino ad abbronzarsi meglio e solo il 9% afferma che fanno malissimo. Stefania Gori, presidente nazionale AIOM e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar spiega che “i danni di queste apparecchiature sono sottovalutati. L’intensità degli ultravioletti artificiali è di 12-15 volte superiore all’esposizione solare naturale. È dimostrato che il loro utilizzo, soprattutto in età inferiore ai 35 anni, aumenta in maniera significativa il rischio di melanoma. L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) considera cancerogene le lampade al pari del fumo di sigaretta. Tant’è che dal 2011, il Ministero della Salute ne ha vietato l’utilizzo ai minorenni e alle donne in gravidanza”.

Inoltre è stato dimostrato che le scottature solari gravi, durante l’infanzia e l’adolescenza, triplicano il rischio di melanoma in età adulta.

Il 40% dei ragazzi intervistati nel sondaggio non mette mai la crema solare, un altro 36% lo fa appena una volta e per oltre la metà è considerata addirittura un nemico dell’abbronzatura e quindi da evitare. Inoltre circa la metà non sa cosa sia un melanoma, alcuni lo scambiano per un problema alimentare o per una patologia legata all’età avanzata.

Nella campagna dell’AIOM si insiste molto sull’importanza di usare creme solari con un fattore di protezione alto che vanno spalmate, in modo abbondante, più volte durante tutta la giornata: la quantità giusta è non meno di 40 grammi ogni ora di esposizione. Le creme, però, vanno accompagnate dall’accortezza di evitare le ore della giornata quando il sole è più alto, quindi, fra le 12 e le 15.

Un errore molto diffuso è di considerare il melanoma come tipico della tarda età. In realtà, come ha precisato la campagna dell’AIOM ai giovani, è il secondo tumore più frequente tra uomini e donne under 50. Inoltre si sta diffondendo, complice la moda dell’abbronzatura. In quindi anni, in Italia, il numero delle nuove diagnosi è raddoppiato, passando da poco più di 7.000 nel 2003 a 13.700 nel 2018, con un incremento sia negli uomini (+3,4% per anno) che nelle donne (+2% per anno). La mancata conoscenza dei fattori di rischio gioca un ruolo decisivo e le diagnosi negli adulti di oggi sono la conseguenza dell’esposizione scorretta al sole da giovani in passato. Molto spesso infatti un melanoma si sviluppa a partire da nei preesistenti.

Ecco perché è fondamentale monitorarli, con attenzione nel caso di tatuaggi che pur non aumentando il rischio di malattia possono rendere difficile seguire la trasformazione di un neo con i loro pigmenti.

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