I sindaci del lago di Bolsena contro la Ferrero: “La coltura delle nocciole avvelena i terreni”

Ma non tutti sono d’accordo. L’assessore all’Agricoltura di Montefiascone canta fuori dal coro: “No ai divieti, sì alla libertà degli imprenditori”

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Lago di Bolsena

BOLSENA – Sette ordinanze dei sindaci del lago per frenare le coltivazioni delle nocciole nel bacino. È questo il “forte messaggio politico” inviato dai Comuni del comprensorio lacuale. Che ieri mattina si sono incontrati nell’aula consiliare di Bolsena.

Mancava solo il sindaco di San Lorenzo nuovo, Massimo Bambini, da sempre contrario a mettere dei paletti agli agricoltori che volessero cambiare le loro coltivazioni e piantare noccioli. “In un ambiente dove questi alberi non sono mai cresciuti in modo spontaneo”, dicono i sindaci intervenuti: Paolo Equitani per Bolsena, Mario Fanelli per Capodimonte, Luigi Buzi per Gradoli, Piero Camilli per Grotte di Castro, Maurizio Lacchini per Marta, Massimo Paolini per Montefiascone, Stefano Bigiotti per Valentano.

Coltivazione, quella delle “nocchie”, molto intensiva. Con un grande uso di acqua, di pesticidi, di fitofarmaci, di antiparassitari. Insomma, con un impiego esteso e intenso di prodotti chimici che potrebbero inquinare un ecosistema delicato e prezioso. Ambiente che è la base di un comparto economico su cui deve sempre più concentrarsi il territorio: il turismo.

Per questo, Equitani – da navigato politico che vuole dare un messaggio netto, e da imprenditore alberghiero, che vede nel turismo il principale mezzo di crescita economica locale – e la sua giunta si sono messi a capo di una cordata di primi cittadini. E hanno emesso per primi un’ordinanza chiara e asciutta. Gli altri sindaci hanno promesso di emularli.

La giunta Equitani fa in premessa una considerazione: “La tutela del lago di Bolsena è il principale obiettivo strategico del Comune, per l’immenso valore ambientale che rappresenta e anche per le attività connesse: turismo, pesca e agricoltura ecosostenibile”. Da qui: “È fatto divieto sul territorio comunale, di realizzare impianti di noccioleti intensivi”. Le cause dell’ordine: “Onde evitare un elevato consumo di acqua, di fitofarmaci, di antiparassitari, di insetticidi, di diserbanti e di concimi necessari alla coltivazione, in quanto l’uso continuativo e massiccio di queste sostanze potrebbe determinare il degrado globale e irreversibile dell’ecosistema terrestre e acquatico con distruzione di habitat e biodiversità e con gravissime ricadute sulla salute pubblica”.

Ma non tutta la politica è d’accordo. Un esempio è dato dall’assessore all’Agricoltura di Montefiascone, Fabio Notazio (Forza Italia). Che canta fuori dal coro: “Non spetta ai sindaci disporre se una coltura ha diritto di essere presente su un territorio. Così facendo verrebbe meno il principio del liberalismo economico: mi sorprende l’origine politica di alcuni amministratori che vorrebbero imporre così superficialmente certi divieti”. Ma non sorprende affatto che Notazio sia di idea diversa dal suo sindaco Paolini: sono di fatto separati in casa, pardon in giunta.

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