Duro attacco del Comitato "Non ce la beviamo" dopo il voto sugli aumenti delle tariffe

“I sindaci soci di Talete? Burattini che tirano il sasso e nascondono la mano!”

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Il Comitato “Non ce la beviamo” torna a dire la sua in tema di Talete, in una conferenza stampa organizzata per far luce sui temuti aumenti delle tariffe delle bollette dell’acqua.

“Ci sono due versioni divergenti della storia – spiega Massimo Erbetti, del Movimento 5 Stelle – c’è chi parla di congelamento delle tariffe, chi annuncia un aumento del 9% sulle bollette di qui al 2023. Il bello – continua Erbetti – è che nemmeno i sindaci soci di Talete sanno cosa hanno votato nell’ultima assemblea ATO!”.

Il consigliere ha sottolineato che questo non è l’unico punto “oscuro” nella vicenda. “Si parla tanto del finanziamento che Talete aspetta di ricevere da Arera – prosegue Erbetti – che corrisponderebbe a 35 milioni. Ora c’è chi parla addirittura di 40 milioni! E non esistono atti che confermino l’una o l’altra cifra… Invito i sindaci a fare chiarezza su tutti questi aspetti quanto prima”.

Francesco Lombardi, del Comitato “Non ce la beviamo”, è convinto che “i sindaci hanno votato un provvedimento senza sapere neanche di cosa si parla. Sono ‘marionette’ mosse dai grandi partiti. In primis il Pd, a cui si sono adeguati tutti gli altri. Il sindaco di Civita Castellana Caprioli per esempio – continua Lombardi – ha dichiarato sui giornali che ‘i giochi sono gestiti dall’alto’, a conferma che i votanti sono tutti burattini che prima tirano il sasso, poi nascondono la mano”.

Massimo Erbetti ha poi aggiunto che “i 35 o 40 milioni che siano, servono solo a tappare un ‘buco’ e a spostare l’attenzione da quello che vogliono fare, cioè la privatizzazione dell’acqua, facendo ricadere le proprie scelte sui cittadini. Nessuno vuole realmente salvare la Talete – continua il consigliere – perché in quel caso avrebbero parlato almeno di nuove condutture, dato che sprechiamo 8 milioni di euro di acqua ogni anno. Invece nulla”.

Eppure, secondo il Comitato a favore dell’acqua pubblica, un’alternativa c’è. “Esiste la legge regionale n.5 del 2014, che è stata votata all’unanimità e che, da anni, è rimasta dimenticata in un cassetto e che chiude le porte alla privatizzazione. In assenza di un piano industriale definito, il prestito di Arera coprirà solo le spese correnti. La richiesta che facciamo ai sindaci soci – spiegano i membri di “Non ce la beviamo” – è che revochino le firme al provvedimento. Sempre se davvero non hanno capito cosa hanno votato. Nel caso in cui abbiano deciso in maniera consapevole l’aumento delle tariffe, significa che sono ‘complici’ e vogliono portare avanti questo sistema di gestione”.

Il Comitato “Non ce la beviamo” ha annunciato che il 18 gennaio si svolgerà un’assemblea pubblica per protestare contro il rincaro delle tariffe a Civita Castellana, a cui seguiranno altre in tutto il territorio.

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