I viterbesi amano scrivere: grande successo per i concorsi letterari locali

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Viterbo- I viterbesi: popolo di santi, scrittori e navigatori, come gli italiani?

Santi e navigatori forse no, ma scrittori certamente sì.
Grande successo infatti riscuotono ogni anno i concorsi letterari proposti, i recital di poesie e le attività culturali.

Molti viterbesi sono pluripremiati scrittori di libri: dai racconti, ai gialli, aalle storie viterbesi; dalle poesie dialettali a quelle in italiano puro, sempre più concittadini sentono il bisogno di scrivere e lasciare qualcosa di sè.

In attesa della premiazione del concorso dedicato alle poesie in lingua locale, scritte da alunni delle scuole viterbesi e dagli adulti, rimandata a causa dell’emergenza coronavirus, grande successo sta ottenendo il concorso nazionale Tuscia Libris.

L’organizzatrice, Roberta Mezzabarba, scrittrice di fama nazionale, vincitrice di numerosi premi letterari, dice che la giuria è stata letteralmente invasa di racconti sulla Tuscia da valutare a breve, ricordando che il termine ultimo per inviare i propri testi è il 15 aprile prossimo.

I viterbesi amano, oltre al dialetto locale, ricco di storia e tradizioni,
la lingua di Dante e di Manzoni, la lingua di pagine della letteratura ineguagliabili.

Si dice che l’ italiano sia la quarta lingua più studiata nel mondo, dopo l’inglese, lo spagnolo e il cinese e che sia in crescita esponenziale.
L’area dell’italofonia designa l’insieme dei Paesi e delle persone che parlano italiano come lingua madre o lingua conosciuta.
Il termine è attestato nei dizionari dal 1963.

Le prime tre lingue studiate nel mondo sono abbastanza logiche: l’inglese è la lingua di un miliardo e mezzo di persone (mettendo nel conto anche gli indiani) ed è la principale (ma non l’unica) lingua franca del Mondo. Lo spagnolo è la lingua di mezzo miliardo di parlanti ed è in rapida espansione negli Usa; quanto al cinese, non solo è la prima lingua di un miliardo e mezzo di parlanti, ma è la lingua del principale Paese emergente (forse è meglio dire ”Emerso”) e seconda potenza mondiale. Sin qui tutto spiegabile.

Invece, inspiegabile è che sia quarta l’Italiano, lingua di poco più di sessanta milioni di parlanti (forse settanta se ci mettiamo dentro eritrei, albanesi, somali che lo conoscono e un po’ di italiani all’estero), di un Paese relativamente piccolo ed in decisa decadenza, ignorato dalle grandi potenze e talvolta ridicolizzato.

Precede lingue come il francese, il tedesco, il russo, il portoghese, il giapponese, come si spiega?
Prima di tutto, l’italiano è la lingua franca di uno dei principali soggetti geopolitici mondiali: la Chiesa Cattolica. La lingua ufficiale della Chiesa, come si sa, è il latino, ma quella in uso fra i prelati, generalmente, è soprattutto l’Italiano, che è parlato correntemente in Vaticano ed usato prevalentemente dal Papa, vescovo di Roma; anche in ordini religiosi con i salesiani o i gesuiti, la lingua corrente è l’italiano. Memorabile fu il primo discorso in italiano di San Giovanni Paolo II quando fu eletto Papa (” Se mi sbaglio, mi corrigerete”).

Inoltre, c’è da considerare che l’Italia è uno dei Paesi che ha avuto una cospicua emigrazione nell’ultimo secolo: circa 40 milioni di persone sparse soprattutto in Argentina, Usa, Canada, Australia, Germania, Francia e Belgio e non pochi figli e nipoti si sono mantenuti bilingui. Fra l’altro (la cosa non ci inorgoglisce affatto, ma deve essere registrata su un piano avalutativo) l’Italiano è spesso usato fra gli uomini di Cosa Nostra o fra gli ‘ndranghetisti sparsi per il mondo e da altre organizzazioni criminali come i colombiani. E anche questo purtroppo è un fenomeno sociale.

C’è poi l’importanza dell’Italiano sul piano culturale: l’italiano è la lingua principale del melodramma ed è la lingua di opere di letteratura uniche e conosciute in tutto il mondo.
L’ italiano è sempre più amato e diffuso, sebbene sia considerato “difficile”, e i giovani universitari d’oggi risultino avere problemi con l’ortografia, la grammatica e la sintassi.

L'”appeal” della nostra lingua continua a essere legato principalmente alla passione per l’arte e la cultura. Negli ultimi anni tuttavia, una forte attrazione è esercitata anche dal Made in Italy in tutte le sue forme, dalla moda al design, fino al cibo e al vino. Lo studio della lingua di Dante è considerato da molti giovani stranieri anche un modo per trovare lavoro nei settori in cui l’Italia e’ ai primi posti, dal lusso all’enogastronomia.

«La fortuna di un popolo dipende dallo stato della sua grammatica. Non esiste grande nazione senza proprietà di linguaggio». Così scrisse Fernando Pessoa.

Molto gradite ai viterbesi le esperienze delle comunità di lettura che condividono in rete la lettura dei classici con un calendario prefissato.

Un’esperienza che ha avuto successo ed è stata implementata come applicazione, diventando metodologia didattica in varie università straniere, come quella di Harvard (dove si legge anche l’Orlando Furioso ed è familiare il nome di Italo Calvino a causa delle memorabili «Lezioni Americane»), Gand in Belgio, Toronto, la City University di New York, l’Indiana University.

L’italiano, più che un obiettivo di apprendimento, dovrebbe essere promosso all’estero strategicamente come strumento di apprendimento per ambiti culturali appetibili come l’arte, la musica, la danza.

Bisognerebbe rafforzare la voce «cultura», a dispetto di chi snobba il patrimonio umanistico come poco redditizio.

Rafforzare la lingua e la cultura serve a rilanciare tutto il Paese e anche la nostra Città dei Papi, che tanto bisogno ha di essere apprezzata anche a livello storico e culturale.

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