I viterbesi e il coronavirus : dall’incredulità alla consapevolezza

I viterbesi hanno capito che bisognava rinunciare a qualcosa per il bene di tutti. La lotta contro il nemico silenzioso era finalmente, anche se tardivamente, cominciata

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Il parcheggio del Sacrario pressoché vuoto

Un’ombra invisibile e misteriosa. Un pericolo lontano che si avvicina, in modo subdolo, e s’insinua silenziosamente in ogni città, nelle comunità, in ogni attività prima che ci possa rendere conto della sua diffusione.

Piccolo ma veloce, più dei decreti ministeriali.

Sono passati 9 giorni da quel lunedì 9 marzo 2020, che tutti ricorderemo.
Erano circa le 21.35. Il premier Conte, dalla sala stampa di Palazzo Chigi, annuncia il provvedimento “Io sto a casa” con nuove misure più forti e stringenti contro l’emergenza coronavirus.

Prima si parlava di coronavirus in Italia, ma sembrava riguardare solo o soprattutto il Nord. Si diceva di non frequentare luoghi affollati, ma si facevano ancora a Viterbo feste e aperitivi. Poca gente indossava le mascherine, i negozi erano aperti. Poi improvvisamente è sceso il silenzio sulla Città dei Papi e sul nostro Paese:
tutta l’italia è zona protetta fino al 3 aprile.

Si cominciava a capire che la situazione era più grave di come si era inizialmente pensato. Il virus invisibile, dal Nord, si stava silenziosamente diffondendo ovunque.

Cosa è successo a Viterbo dal 10 marzo?
Sorpresa e sbigottimento, in principio, fra i cittadini. Alcuni hanno preso d’assalto i supermercati temendo che finissero le scorte, con pericolosi assembramenti.

Da troppo a niente: la sospensione delle attività scolastiche e delle università fino al 3 aprile, lo stop ad ogni forma di assembramento e alle competizioni sportive; l’ obbligo di mantenere la distanza di un metro dalle altre persone; il divieto di lasciare Viterbo e la regione; chiusi negozi, bar, ristoranti, cinema, teatri, palestre; sospesi matrimoni, messe, funerali.

Chiusi nel weekend anche i centri commerciali. Garantita solo l’apertura di negozi di alimentari e farmacie.

Il viso sgomento dei ristoratori e di coloro che hanno attività commerciali a dire:”Come faremo? È un disastro!”. Paura, incertezza, incredulità.

Non c’era più tempo, o forse se ne era perso già troppo.

Il virus invisibile si era ormai insinuato nei rapporti sociali didattici, economici, sperando che non avremmo cambiato abitudini, che non saremmo stati a casa, che avremmo continuato a farlo diffondere.

Invece no. I viterbesi hanno capito che bisognava rinunciare a qualcosa per il bene di tutti. La lotta contro il nemico silenzioso era finalmente, anche se tardivamente, cominciata. Le strade si sono svuotate, tutti hanno adottato misure di sicurezza, malgrado mascherine e alcool fossero già da tempo introvabili, ognuno si è munito di autocertificazione per uscire in casi indispensabili o per comprovate esigenze lavorative .
Tutti, soprattutto i più anziani, hanno compreso di essere a rischio e che, chi si sposta sul territorio può autocertificare le ragioni per cui lo fa ma, per chi trasgredisce o dichiara il falso, sono previste sanzioni che vanno fino all’arresto.

Stare a casa non è facile in queste giornate in cui la primavera comincia a sbocciare. Marzo burlone e pazzerello, che attendevamo con ansia nelle brevi e grigie giornate invernali, stavolta ci aveva teso un tranello. Tuttavia, alcuni consigli potrebbero servire:

1) Fare, senza affanno, scorta di prodotti per la pulizia;
2) fare scorta di medicinali necessari e salvavita;
3)rafforzare la connessione digitale a casa.
Una ricerca ha rivelato che la popolazione ha passato molto più tempo su servizi di streaming video e social media, visto che non potevano uscire. Si possono acquistare molti articoli online ora che molti negozi sono chiusi. Utile anche il conto in banca on line. Molti devono anche lavorare a distanza per guadagnare lo stipendio o sostenere l’ azienda. I mezzi digitali sono anche importanti per tenersi informati sulla crisi.
4) Fare scorte di cibo, ma ricordarsi di usare al meglio lo spazio e il tempo disponibile per preparare piatti salutari fatti in casa;

5) stare pronti in caso si rompa qualcosa.
Scoprirai presto quante cose di uso quotidiano si possano rompere in soli 45 giorni!
6) Usare la massima prudenza anche con i familiari;
7) non credere alle fake news, ma informarsi su canali ufficiali;
8) accogliere le emozioni legate a questo particolare momento (pensare, scrivere, leggere, cantare, ascoltare musica);
9) chiamare al telefono parenti, amici e condividere pensieri ed emozioni;
10) curare se stessi: la routine giornaliera è importante.
Continuare a fare con rigore tutte le attività che mettono ordine nella vita, anche i piccoli rituali, che sicuramente aiutano a creare e mantenere un nuovo clima di normalità. I giorni voleranno via più veloci. Ricordarsi di radersi tutti i giorni; per le donne di truccarsi in modo semplice per stare in casa e curare i capelli. Stappare una bottiglia di vino per festeggiare un anniversario, preparare una torta per un compleanno, postare su Facebook una foto del piatto che hai appena cucinato o della bandiera tricolore o gialloblù di Viterbo orgogliosamente esposte sul proprio balcone a dire a tutti:”Siamo italiani! Siamo viterbesi! Siamo forti. Ce la faremo!”.

Siamo ora qui, al 18 marzo, a rimpiangere la sveglia che suonava e tanto odiavamo, le corse, gli impegni, il traffico, la libertà di uscire, vedere gli altri, senza averne timore, di respirare e passeggiare all’aria aperta. Speriamo che i nostri attuali sacrifici servano a tutti.

Possa insegnarci almeno questo virus ad essere migliori. Si fanno mille progetti, si crede di poter gestire e pianificare tutto, si calpestano talvolta affetti e persone in nome del denaro o per presunzione e non ci accorgiamo che siamo solo piccoli punti nell’universo.

Scrisse Giovanni Pascoli:
“E la Terra sentii nell’Universo.
Sentii, fremendo, ch’è del cielo anch’ella.
E mi vidi quaggiù piccolo e sperso errare, tra le stelle, in una stella”.

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