Idroelettrico nella Tuscia: illegittimi gli atti della Regione a favore di Centofanti coinvolto nel “caso Palamara”

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La Corte di Cassazione ha sancito definitivamente l’illegittimità di alcune determinazioni della Regione Lazio a favore di un’azienda riconducibile a Fabrizio Centofanti, coinvolto nel caso Palamara.

A riportare la notizia è il Fatto Quotidiano che ricostruisce l’intera vicenda che vede protagonista il presunto corruttore dell’ex consigliere del Csm Luca Palamara: entrambi ora rinviati a giudizio dalla Procura di Perugia.

Secondo quanto riportato dal quotidiano, a finire sotto la lente della Cassazione sono stati numerosi atti amministrativi a favore di  Centofanti, emanati prima dalla Provincia e poi dalla Regione Lazio.

Nello specifico si tratta di due concessioni e altre determinazioni regionali del 2015 per la realizzazione di impianti per lo sfruttamento di una condotta d’acqua pubblica in provincia di Viterbo concesse alla società Energie Nuove, di proprietà appunto di Centofanti.

All’epoca, un’azienda concorrente, la Ies, aveva impugnato i provvedimenti, vincendo, in entrambi i gradi di giudizio, sia contro la Regione Lazio sia contro gli altri enti accusati di aver favorito Energie nuove: dalla Provincia di Viterbo al Comune di Tarquinia, passando per consorzi di bonifica e altri enti regionali.

Diverse le reazioni alla sentenza riportate dal Fatto:

“Intendiamo fornire piena e incondizionata acquiescenza alla sentenza della Corte di Cassazione – fanno sapere dalla Regione – applicandola in ogni aspetto che ci compete”.

“Abbiamo impugnato gli atti della Regione e degli altri enti – spiega Edoardo Citter, membro del Cda della Ies – perché noi, prima di Energie Nuove, avevamo già i permessi per sfruttare l’acqua del fiume per produrre energia rinnovabile.
Improvvisamente però è subentrata questa nuova società che ha ottenuto le concessioni che in seguito sono state revocate alla Ies.
La nostra società nel frattempo aveva già speso circa 400mila euro per tutte le attività propedeutiche alla costruzione degli impianti: per la redazione del progetto esecutivo, l’analisi dei terreni e altri oneri necessari ad avviare il tutto”.
“I giudici – sottolinea l’avvocato della Ies, Simona Viola – hanno recepito un concetto lapalissiano: le domande della società del mio cliente e di Energie Nuove dovevano essere messe in concorrenza, a gara, per scegliere la proposta migliore ma questo non è avvenuto.
Ora ovviamente il mio cliente chiederà un risarcimento per i danni subiti ai vari enti pubblici coinvolti”.
La richiesta di indennizzo, aggiunge Citter, “sarà una delle strade che perseguiremo: parliamo di una cifra che si aggira intorno ai 4 milioni di euro.
Faremo causa a tutti gli enti che hanno contribuito a questo pasticcio, dalla Regione Lazio fino al Consorzio di Bonifica della Maremma Etrusca, e a tutti i funzionari che allora erano responsabili delle decisioni prese”.

In ballo non c’è solo un possibile danno economico per le casse pubbliche, ma un presunto rischio idrogeologico.

Sì perché gli impianti costruiti dalla Idren, azienda sempre riconducibile a Centofanti che dopo le concessioni ha ottenuto il conferimento societario da Energie Nuove, sembrerebbero creare non pochi problemi al deflusso dell’acqua.

Lo sostiene Augusto Torresi, ex membro del comitato esecutivo del Consorzio di Bonifica della Maremma Etrusca, che si era opposto in passato alle concessioni date a Energie Nuove.

A suo parere “gli impianti costruiti nel punto prestabilito hanno accentuato il rischio idrogeologico e le probabilità di esondazione del fiume in caso di piena.

Problematiche evidenziate a suo tempo anche dall’Agenzia regionale per la difesa del suolo ma purtroppo ignorate del tutto”.

“Questa vicenda mi ha rammaricato perché – conclude Citter, del Cda di Ies – il nostro intento, oltre a quello di produrre energia rinnovabile, era anche quello di riqualificare l’area e di costruire un piccolo impianto a scopo didattico.

Nell’accordo avevamo anche previsto un indennizzo per il Comune di Tarquinia di circa 400 mila euro. Un’occasione persa”.

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