La deprecabile vignetta del Fatto Quotidiano sulla forzista Laura Ravetto e le prese in giro dei media a Rudy Giuliani per la tinta che cola lo dimostrano definitivamente: il "body shaming" vale solo per i personaggi di sinistra

Il “body shaming” vale solo per quelli di sinistra

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A sx la vignetta contro la deputata Ravello, a dx la tinta per capelli che riga il viso di Rudy Giuliani

La parola “body shaming” arrivò nel nostro Paese il 2 maggio 2020, fino a quel giorno nessuno sapeva cosa volesse significare esattamente. Il termine inglese approdò in Italia per condannare le battute di Striscia la Notizia sull’abbigliamento e l’acconciatura della giornalista Rai Giovanna Botteri. Beh, ad essere sinceri quelle battute non erano piaciute neanche a noi ma, aldilà delle opinioni personali sulle uscite di Striscia, si aprì una riflessione decisamente più importante: deridere qualcuno per il suo aspetto fisico è sbagliato.

Il che è più che giusto, direte voi. Le maestre più misericordiose insegnano in tutte le scuole che non vanno etichettati con termini ingiuriosi i compagni solo perchè magari sono un po’ in carne oppure hanno un’acconciatura che non ci piace, ma non sempre tutti i bambini colgono l’insegnamento. E così capita che, da adulti, alcuni si lascino andare in battute di dubbio gusto e altre scemenze simili ma, diciamocelo francamente, queste cose esistono fin dalla notte dei tempi e, con tutta probabilità, continueranno ad esistere anche tra diversi anni.

Però nel 2020, anno nefasto ma di grandi presunti cambiamenti, qualcuno ha deciso che basta, il body shaming deve finire. Ci fu chi chiese le scuse alla Botteri da parte di Antonio Ricci (numero uno di Striscia), chi colse la palla al balzo per ribadire quanto l’Italia sia ancora patriarcale e retrograda e, soprattutto, le dichiarazioni di Giovanna Botteri, colei che quegli sgradevoli insulti se li era beccati in prima persona: “Discutiamo di cose importanti per noi, e soprattutto per le generazioni future di donne”, disse la giornalista.

E quindi oggi, dopo quella spiacevole vicenda, il fenomeno del body shaming è stato definitivamente eradicato dalla nostra società? Ma neanche per sogno, solo che adesso – stranamente – nessuno sembra farci più caso. O meglio, a nessuno sembra interessare quando a ricevere insulti sono donne e uomini non di sinistra.

E così, nell’ignavia generale, accade che tale Natangelo, vignettista del Fatto Quotidiano, pubblica uno “schizzo” in cui viene raffigurato Silvio Berlusconi alludere all’addio di Laura Ravetto (recentemente passata alla Lega): “Peccato… era brava la Ravetto… sapeva fare una cosa con la lingua che…”. Il messaggio è chiaro e, francamente, non vogliamo nemmeno cercare di interpretarlo. E il “body shaming”? E le femministe? Ovviamente nessuno si è schierato in difesa della Ravetto e nessuno ha condannato il semi-sconosciuto Natangelo. Immaginate se fosse uscita una vignetta simile in riferimento a qualche deputata Pd, la Boldrini e i circoli femministi avrebbero monopolizzato le Tv per almeno una settimana. Peggio ancora se ne fosse uscita una con protagonista Rocco Casalino, probabilmente (ed anche giustamente) l’ArciGay si sarebbe scatenata.

Ma la neodeputata leghista non è la sola che ha dovuto subire il body shaming nel silenzio generale. Da ieri, infatti, tutti i media nostrani si sono sbizzarriti nel dileggiare allegramente Rudy Giuliani, ex sindaco di New York ed avvocato di Trump. Perchè? Perchè durante una conferenza stampa all’avvocato è colata la tinta dei capelli, rigandogli il viso. Ovviamente Giuliani paga il suo essere filo-trumpiano, per questo tutti se ne sono fregati del body shaming.

Che dire? Le parole ed i giudizi preferiamo lasciarli a voi. Di certo questo opportunismo è ormai diventato squallido ed insopportabile. Dopo fiumi di parole contro il sessismo ed il patriarcato, sermoni infiniti sulla violenza di genere e lavate di capo sul fenomeno del “body shaming”, due soggetti politicamente non allineati alla sinistra vengono letteralmente umiliati. Come al solito a sinistra si distinguono per la loro inarrivabile ipocrisia.

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