Il coprifuoco dalla storia ai giorni nostri: proteste e contestazioni

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Il coprifuoco è un ordine imposto solitamente dalle autorità statali a tutti i civili e a tutti coloro che non hanno un determinato permesso rilasciato dalle autorità, consistente nell’obbligo di restare nelle proprie abitazioni durante le ore notturne.
È un termine che ci rimanda alla storia.

In alcune città, infatti, durante il Medioevo, veniva imposto lo spegnimento di ogni fuoco, lume o lanterna durante le ore notturne. In tal modo si tentava di ridurre i rischi di incendi accidentali che, nelle ore notturne, avevano maggiori probabilità di propagarsi e consegentemente di causare ingenti danni.
Molti di noi ricordano che i nonni parlavano di coprifuoco mentre ci narravano della guerra e dei bombardamenti.

Il coprifuoco viene utilizzato quando sorgono problemi di ordine pubblico tali da rendere difficile, da parte delle autorità, la protezione di determinate località, o quando la popolazione civile corre il rischio di essere messa a repentaglio, ad esempio, da azioni di guerra del nemico.

Nel caso si rischino bombardamenti aerei, durante il coprifuoco è fatto divieto di accendere una qualsiasi luce, in modo da rendere più difficile identificare la posizione di un centro abitato.

Dopo l’orario di inizio del coprifuoco, i civili e coloro che non hanno un permesso, devono ritirarsi nelle loro abitazioni. In caso di trasgressione vengono applicate delle sanzioni secondo le norme militari o civili. Alla fine dello stesso tutto torna alla normalità.

Il termine è tornato in auge, dalle polverose storie dei nonni, in questi giorni. Stavolta il bombardamento da evitare è quello del Covid-19 che si sta propagando in modo esponenziale ovunque. Come hanno reagito i viterbesi? Non tutti sono d’accordo, anche perchè sembra una misura fittizia quella di imporre il coprifuoco dalle 24 alle 5 quando ogni mattina i mezzi pubblici sono superaffollati e così i centri commerciali nel pomeriggio e le vie cittadine in alcune ore.
C’è preoccupazione per le attività; c’è rabbia perchè sembra che non si sappia gestire bene l’emergenza; c’è insofferenza nell’accettare passivamente ciò che non si condivide. “L’immunità di gregge”, almeno intesa come accettare passivamente le imposizioni, come pecore, non è propria di tutti gli italiani. E così a Napoli esplode la protesta. Alla vigilia del lockdown annunciato dal presidente della Regione, Vincenzo De Luca, e all’inizio del coprifuoco, i napoletani reagiscono.

È un venerdì nero per i negozi, che spengono le luci delle vetrine; per i ristoratori e i baristi. Le temperature non ancora invernali avrebbero riempito di gente i tavoli all’esterno. Ma c’è chi dice no. Così, la prima notte di coprifuoco genera ore di scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, giornalisti aggrediti e feriti, lancio di bottiglie, pietre e bombe carte su poliziotti e carabinieri, cassonetti incendiati.

Per la prima volta in Italia l’insofferenza verso i provvedimenti presi per fronteggiare la pandemia si è fatta durissima protesta di piazza.

A Roma la protesta è anche dei vigili.
Una buona parte dei vigili urbani di Roma ha deciso di disertare i controlli per il rispetto delle ordinanze anti-Covid, a meno che non si preveda un “giusto compenso straordinario”, come sottolineano il sindacati Ugl.

La prima notte di “coprifuoco notturno” nella Capitale è stata infatti vegliata da meno di 100 agenti di Polizia locale, spalmati durante un “turno lungo” partito alle ore 18 e da concludere alle 8 di sabato mattina. Questo su circa 6000 caschi bianchi presenti all’interno del Corpo capitolino. La situazione è apparsa comunque abbastanza tranquilla.

Del resto a Roma piove sul bagnato. Dopo l’ordinanza regionale che – a partire da ieri sera – dispone il ‘coprifuoco’ dalle 24 alle 5, arriva anche l’Ordinanza n.205 della Sindaca Virginia Raggi che dispone la chiusura al pubblico nelle giornate di venerdì e sabato, dalle ore 21:00 alle ore 24:00 e sino al 13 novembre 2020, delle seguenti zone:

– Campo dei Fiori
– Piazza Trilussa limitatamente all’area della scalinata prospicente la fontana dell’Acqua Paola
– Piazza Madonna de’ Monti
– Via del Pigneto e via Pesaro relativamente alla zona pedonale ivi istituita.

È consentito l’accesso e il deflusso agli esercizi commerciali legittimamente aperti e alle abitazioni private secondo le modalità operative concretamente individuate dagli organi preposti all’esecuzione dell’ ordinanza.

L’inosservanza del provvedimento è punita con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro da € 400,00 a € 1000,00.

A Viterbo, c’è chi protesta, ma senza eccedere, chi si nasconde nei portoni aperti per non farsi “beccare” dalle numerose pattuglie delle Forze dell’Ordine, ma la maggior parte delle persone stanno chiuse dentro casa.

Un locale viene chiuso; altri multati.
Le Forze dell’Ordine sempre attive e presenti nel controllo del rispetto delle norme.

Del resto, nella Città dei Papi, spesso c’è stato spesso uno strano “coprifuoco” non imposto anche dopo le 20 quando la città si svuotava di ogni voglia di socializzare, stare insieme, divertirsi. Anche uscendo per fare una “vasca” al Corso, nei pomeriggi infrasettimanali, si nota da tempo la via principale tristemente deserta.

Solo recentemente tanti giovani avevano ripreso a uscire per le vie del centro a notte fonda e ad affollare i locali facendo le ore piccole.
Il virus e le disposizioni governative hanno tolto anche questo.

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