Il coronavirus mette in crisi Meschini: lo storico centro sportivo viterbese rischia di chiudere

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Arcangelo Meschini

Settimane di rinvii, molte parole e (come al solito) poca chiarezza da parte del governo. Gli sport amatoriali non hanno ancora una data per riprendere e i proprietari dei campi ne stanno risentendo. Abbiamo dunque raggiunto Arcangelo Meschini, volto noto del calcetto viterbese grazie al proprio centro sportivo, per chiedergli un parere su quanto sta accadendo.

” Innanzitutto voglio dire che noi viviamo con questo, non abbiamo altre entrate. Ci sono io e c’è mio figlio che ha famiglia. Noi abbiamo chiuso per colpa di un nemico invisibile per salvaguardare la nostra salute e quella degli altri. Tuttavia durante questi 4 mesi non siamo stati aiutati in alcun modo. Non ho potuto nemmeno accedere al bonus dei 600 euro, poichè essendo presidente, mi spetta una pensione di 500 euro che ironia della sorte blocca tutto; per loro io dovrei vivere con questa cifra. Se il ministro Spadafora fosse stato chiaro fin da subito e avesse dato una data certa io mi sarei organizzato nel migliore dei modi, se però poi le date stabilite vengono cambiate e posticipate in continuazione, poichè dette senza ragionare, io mi trovo in una situazione in cui sono tentato di chiudere e lasciar perdere. D’altronde al governo non importa se 5 negozi a Viterbo chiudono, loro vanno avanti con il loro delirio e sottolineo questa ultima parola: delirio è quando mi viene detto che non posso toccare nulla se non con i guanti e poi mi viene detto che quest’ultimi sono pericolosi, delirio è anche quando veniva detto di andare a fare aperitivo con i cinesi, delirio è quando veniva dato del razzista a chi voleva chiudere i confini per non essere contagiato.

Un governo può essere anche di un credo politico differente dal mio, ma se fa le cose fatte bene io l’appoggio, altrimenti sarei un’idiota!

Io chiedo solo chiarezza, non sentire continui forse, perchè così tu mi ammazzi. Mio figlio Andrea vive con questo, abbiamo investito tutto quanto qui, ora come ora lui è un disoccupato.

Credo sia stata creata troppa paura: vedo gente in macchina da sola con i guanti e la mascherina, gente al cimitero da sola con guanti e mascherina. Questo clima di terrore non aiuta nessuno, sono due settimane senza contagi qua. E’ tutto un controsenso, ci si preoccupava di multare una persona sola al parco durante il lockdown e ora che sono vietati gli assembramenti si lascia la gente festeggiare tranquillamente come a Napoli la scorsa sera.

Non si sta lasciando niente ai più giovani, per avere un futuro adeguato a quella che sarà la vita un ragazzo deve fare i salti mortali. Molti giovani non possono permettersi una casa, non possono creare una famiglia, questo mi fa rabbia.

Mi dispiace molto che nessuno abbia la possibilità di dire la propria.

Premessa doverosa, non ho nulla contro il padel o il tennis (dato che quest’ultimo lo facciamo anche noi), ma perchè questi due sport sì e noi no? Di cui uno al chiuso dentro una teca di vetro?

Se non avessimo avuto dei soldi messi da parte ora saremmo dovuti andare a mangiare alla Caritas, mi preme dire che non sto parlando solo per me, ma anche per gli altri proprietari di campi da calcetto di Viterbo, per i negozianti di articoli sportivi, per chi costruisce i campi. Esempio stupido: quanti prima di venire a giocare a calcetto comprano gli scarpini? Molti.

E’ tutto un gioco di interessi che non mi piace.

Ci è arrivata la bolletta del gas dei 3 mesi senza giocare, 350 euro. Abbiamo chiesto il perchè, la risposta è stata che hanno messo proprio in questo periodo il conguaglio, assurdo! Io vorrei chiarezza, capisco il momento difficile però non sappiamo cosa fare.

Se mi venisse chiesto di misurare la temperatura corporea, di richiedere un’autocertificazione, io lo farei.

Il governo vive tranquillo perchè il 60% della popolazione ha uno stipendio fisso, ma noi che produciamo gli stessi soldi di un fisso ci troviamo male. E’ tutta una catena, perchè coloro che percepiscono il fisso verranno poi a giocare qua.

La cosa che mi manca più di tutti non sono i soldi, ma il rapporto con la gente. Molto spesso dopo le partite mi fermavo a chiacchierare con i ragazzi fino a notte fonda, sì, la cosa che mi manca di più è avere interazioni con chi veniva a giocare.

Solo una cosa è chiara: siamo in una situazione difficile. Bisogna sfruttare tutto ciò che può generare soldi in Italia e per il resto invece, siamo nelle mani del Signore.”

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