Il Corteo storico, rievocazione della traslazione del sacro corpo di S. Rosa

Una tradizione che nasce nel lontano 1258, con la traslazione del corpo di Santa Rosa voluta da papa Alessandro IV

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Foto: Federico Bottarelli

sagginiIl Corteo Storico ci ricorda la processione più importante della storia di Viterbo, quando il papa Alessandro IV decise di traslare il sacro corpo dalla Chiesa di Santa Maria in Poggio al Cenobio di San Damiano dell’Ordine di S. Chiara. Era il 4 settembre del 1258.

Il corpo di Rosa è stato trovato incorrotto dopo sette anni di sepoltura nella nuda terra. Il Papa ha ricevuto in sogno per ben tre volte S. Rosa che lo ha pregato di portare il suo corpo all’interno del Cenobio, e adesso vuole esaudire il desiderio della nostra Rosina.
Le suore del monastero, avvertite da un messaggero inviato dal Papa, accettarono di buon grado di ricevere il sacro corpo e, appena avuta la notizia, dettero vita ad una frenetica attività per preparare adeguatamente, il luogo dove tenere custodito il corpo della verginella Rosa.

Foto di Federico Bottarelli

Il quattro settembre del 1258 dalla chiesa di Santa Maria in Poggio, partì una solenne processione, formata dal Papa, tutte le maggiori cariche cittadine, i Magistrati, il Clero e il popolo tutto, che trasportò il corpo santo e incorrotto, attraverso le strade principali di Viterbo, fino al monastero.
Falegnami, vetrai, sarte e ricamatrici, la notte del tre settembre 1258, non chiusero occhio, tutti impegnati a preparare i lini, i drappi e l’urna nella quale sarebbe stato trasportato il corpo della vergine Rosa. Lavorarono però, con gioia, per la fanciulla Rosa e prepararono una ricchissima urna, imbottita di velluto bianco, ricamato con fili d’oro zecchino, ornata di fiori e provvista d’aste per essere trasportata.

Foto di Federico Bottarelli

Oltre alla grande quantità di popolo partecipante alla processione, c’era anche un nutrito numero di viterbesi che si era, da tempo, assiepato lungo il percorso e faceva colorita e devota cornice, nell’attesa del passaggio della sua Santa. Aprivano il corteo religioso tre crociferi e subito dopo i gonfaloni del comune e di numerose confraternite; venivano poi tutti gli ordini del clero che indossavano i paramenti liturgici delle solennità, il Podestà Alessandro di Pietro Alessandri, Il Console Uguicio Fortiguerre, i Balivi, i cento Consiglieri “migliori”, seguiti dai duecento Consiglieri “sapienti”, e poi il Notaio e, a seguire, tutte le cariche minori del libero comune fino alle guardie, che nell’occasione indossavano i ricchi costumi delle celebrazioni.
Al centro della processione, portata a spalla dai quattro cardinali presenti a Viterbo, c’era la sontuosa urna di legno pregiato e di cristallo, (perché il popolo potesse ammirare il corpo incorrotto), contenente le spoglie di Santa Rosa, seguita dappresso dal papa Alessandro IV, vestito di un manto bianco con in testa la tiara, benedicente e orante. Subito appresso al Papa, c’era il Capitano del Popolo Raniero Gatti scortato da due armigeri. Poi era il turno del parroco di Santa Maria in poggio con otto diaconi, e dietro a questi i numerosi frati francescani conventuali disposti per due file.

Foto: Federico Bottarelli

Un cordone di gendarmi faceva diga alla gran folla di fedeli che seguiva la processione osannando Santa Rosa.
“E’ Santa e benedetta!”, “Viva Santa Rosa!”, “Santa Rosa prega per noi!”, “Santa Rosa proteggi Viterbo!”, gridava la folla infervorata.
Le finestre ed i balconi, lungo il percorso, luoghi d’osservazione privilegiati, erano tutti ricolmi di popolo. Ogni vetrata era ornata da un drappo, ogni verone era stato rivestito da tessuti di velluto damascato. La popolazione si era anche approvvigionata con cesti di petali di rose, e li gettava sopra al corteo, creando un effetto di pioggia colorata e profumata.
Il popolo assiepato, fittamente, ai lati delle strade percorse dal corteo, applaudiva al passaggio: “Viva Santa Rosa, evviva il papa! Evviva! Evviva!”, e intanto che gridava gettava fiori in quantità all’urna contenente il sacro corpo.

Altri, inginocchiati, in umile silenzio, con le mani giunte, raccomandavano commossi, alla Santa le loro famiglie, i figli, le persone a loro più care, il loro lavoro. Quando alfine giunsero in vista del monastero, con sorpresa, tutte le suore erano uscite fino alla scalinata e attendevano la desiderata vergine sulla porta del cenobio, (quella porta che si era inesorabilmente chiusa, con scuse imbarazzanti, alla fanciulla Rosa vivente ed accesa d’amore cristiano) felici di poter ospitare il santo corpo.

Si era così avverata la profezia della fanciulla Rosa: “Mi riceverete dopo che sarò morta!”
Quel lontano giorno, mentre Rosa così profetava alle suore, su in alto nel cielo, era volato un Angelo e aveva pronunciato una sola parola: “Amen”.

Foto: Federico Bottarelli

 

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