Il Covid si può curare a casa: lo studio di cui nessuno parla, dell’istituto Mario Negri

E' inammissibile il fatto che nessuno abbia ancora preso in considerazione l'importantissimo studio condotto dagli esperti dell'Istituto, secondo il quale con una combinazione di medicinali si potrebbe ridurre drasticamente l'ospedalizzazione, annullando dalle fondamenta l'emergenza

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L’istituto ultradecennale Mario Negri, attivo nella ricerca e nella divulgazione scientifica, ha messo a punto una scoperta di rilevanza assoluta sulla prevenzione della malattia grave da Covid19, ma nessuna delle figure più importanti a livello sanitario/politico se ne è accorta.

Premesso che non si intende pensar male e gridare al complotto come si farebbe in molti altri casi, è comunque inevitabile sostenere quanto tutto ciò non si possa ritenere accettabile: si dovrebbe forse attribuire gran parte della colpa di questa dimenticanza alla piega che prende oggi l’informazione web, attualmente concentrata unicamente sul discorso dei vaccini; eppure, quando in politica si parla di alternative al lockdown, alle zone colorate e all’immunità di gregge, sono proprio questi studi che devono essere considerati per una nuova programmazione. Scandaloso è che sia un giornalista da quattro soldi a doverlo fare presente. Vergognosa è l’attenzione non riservata al caso da chi ha la possibilità di prendere decisioni concrete.

Poter sostenere autonomamente a casa le cure durante la prima fase di malattia, con banalissimi farmaci acquistabili in farmacia (Aulin e Aspirina) ed evitare così di conseguenza l’ospedalizzazione (o l’ospedalizzazione grave e prolungata) in più del 90% dei casi, sarebbe un colpo basso al Covid, che invece di lavorare sulla prevenzione (vaccino) o sulla cura (plasma/rianimazione) permetterebbe di disintegrarlo sul nascere, in modo semplice, veloce ed efficace. L’emergenza pandemica finirebbe all’istante: niente più zone colorate, niente più divieti, niente più ospedali al collasso. Si raggiungerebbe in breve tempo un’immunità di gregge senza pagarne le conseguenze in termini di decessi.

Nei primi 2-3 giorni, infatti, il Covid-19 è in fase di incubazione: la persona non presenta ancora sintomi, ovvero è presintomatica. Nei 4-7 giorni successivi, la carica virale aumenta facendo comparire i primi sintomi (tosse, febbre, stanchezza, dolori muscolari, mal di gola, nausea, vomito, diarrea). Intervenire in questa fase, iniziando a curarsi a casa e trattando il Covid-19 come si farebbe con qualsiasi altra infezione respiratoria, ancora prima che sia disponibile l’esito del tampone, potrebbe aiutare ad accelerare il recupero e a ridurre l’ospedalizzazione. – e ancora, direttamente dall’Istituto NegriUn trattamento accurato dei pazienti Covid-19 a domicilio da parte dei medici di famiglia, secondo il regime di raccomandazione proposto nel documento, ha avuto un effetto importante sulla necessità di ricovero in ospedale. Ciò si è tradotto in una riduzione di oltre il 90% del numero complessivo di giorni di ricovero e dei relativi costi di trattamento. Il tempo mediano per la risoluzione dei sintomi principali è stato di 18 giorni per i pazienti trattati secondo le nuove raccomandazioni, mentre è stato di 14 giorni nel gruppo di controllo. Significa che trattare precocemente a casa non influenza in modo apprezzabile la durata delle malattie, quanto invece il suo fenotipo, e cioè l’insieme di tutte le manifestazioni cliniche, con una conseguente riduzione della necessità di ospedalizzazione.

Addirittura, l’istituto si è già preoccupato anche di teorizzare una possibile procedura per rendere effettivo questo metodo “alternativo” o “aggiuntivo”. Per spiegarla, rimandiamo al sito stesso dell’Istituto e qui di seguito riportiamo un’immagine

https://www.marionegri.it/magazine/covid-19-cure-domiciliari

Per chi ancora non ci credesse o pensasse che si tratti di un’esagerazione, rimandiamo anche a strettoweb, in cui si riporta un’intervista al professor Giuseppe Remuzzi.

Cosa diamine stiamo aspettando?

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