Il Crocefisso di La Quercia rinchiuso dalla ditta che sta eseguendo lavori di restauro, bisogna liberarlo subito!

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In località La Quercia, su Viale Trieste, si stanno facendo lavori di restauro ad un caseggiato, che confina con Strada Respoglio. Quello che mi ha sorpreso molto negativamente è che gli operai della ditta esecutrice, per trovare riparo a tutte le attrezzature, hanno pensato bene di recintare un tratto di marciapiedi, con i pannelli di rete metallica da cantiere. Ora è evidente che i muratori si avvalgano di questi strumenti , per evitare incidenti e mettere in sicurezza, tutti gli attrezzi del cantiere.

Quello che ci ha meravigliato è che hanno “messo in sicurezza” anche il Crocefisso ligneo, che è stato sempre oggetto di culto di chi andava a piedi da Viterbo a La Quercia. Adesso da qualche giorno, il crocefisso si può pregare solo da lontano. E solo Iddio sa, quante preghiere sono necessarie, in questi momenti di panico e di paura diffusa.  Però il crocefisso di La Quercia, adesso è rinchiuso, e chi lo vuole pregare non può avvicinarsi. Mi auguro che la ditta che fa i lavori, si renda conto dello sconfinamento, che ha permesso di rinchiudere anche il crocefisso, e liberi l’oggetto di culto, al più presto. Ricordo, come fosse oggi, che quando con i familiari andavamo a fare una gita fuori porta, in occasione della Fiera di La Quercia di Settembre, mio padre e mia madre si fermavano sempre a recitare una preghiera, sotto a quel crocefisso.

Per tutta la nostra famiglia, era ormai una tradizione andare a La Quercia a piedi, nella domenica della Fiera. Compravamo la porchetta e poi ci sedevamo ad un tavolo, dell’osteria gestita dalla famiglia Aquilanti, e chiedevamo pane, acqua e vino. Il Ristorante Aquilanti non era ancora stato aperto, ma c’era già l’accoglienza, schietta e paesana.

Per la nostra famiglia, era un’occasione per stare insieme, e fare quattro passi. Ricordo ancora i prati di Campo Graziano con molti recinti pieni di bovini, maschi e femmine, che quando arrivavano dalla Maremma, riempivano completamente il viale Trieste, in tutta la sua lunghezza. I butteri che montavano cavalli maremmani addestrati, avevano il loro daffare a guidare quella mandria, che sembrava un fiume in piena. Quegli uomini a cavallo, si facevano sentire dai bovini con fischi acuti, e poi si servivano del tipico bastone lungo, per richiamare all’ordine, i quadrupedi più indisciplinati.

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