Le eminenze grigie della politica viterbese vogliono la caduta della Giunta Arena, ma le mosse del centrodestra puzzano di suicidio

Il “Deep State” viterbese si muove contro Arena ed il centrodestra

178

Anche Viterbo ha il suo “Deep State”, ossia quell’insieme di organismi, istituzionali e non, che influenzano pesantemente le sorti della vita politica manovrando dietro le quinte della scena. E lo “Stato profondo” che amministra silenziosamente la nostra città e che condiziona l’opinione pubblica, schermandosi dietro l’amministrazione, ha deciso in questi giorni che la Giunta Arena deve cadere.

Ma bisogna fare attenzione. E’ vero che la politica, gli apparati della burocrazia ed altre diverse reti di potere vogliono la testa del sindaco, ma è altrettanto vero che in questi mesi, soprattutto negli ultimi due, le mosse del centrodestra hanno iniziato a puzzare di suicidio. La coalizione che governa la Città dei Papi ci ha messo del suo per farsi piovere addosso critiche, pressioni e polemiche.

Ora, quando mancano poco meno di due anni alla conclusione del mandato di Arena, le eminenze grigie sferrano quello che sperano possa essere il colpo decisivo per fare scacco matto. Non siamo complottisti, anzi, forse siamo anche fin troppo realisti. D’altronde, in una città che muore lentamente senza che nessuno batta un colpo, ad essere deliranti non siamo certo noi, che dobbiamo raccontare ogni giorno la vita quotidiana di una provincia allo sbando.

Il fatto è che il centrodestra sembra essersi rassegnato al proprio triste destino. Nessuno, tranne qualche sussulto d’orgoglio da Forza Italia (il partito di Arena, ndr), ha avuto il coraggio di rispondere ai colpi – alcuni anche sotto la cintura – inferti dagli avversari. La Lega, dilaniata dalla crisi interna scoppiata dopo la cacciata di Contardo, è impegnata a confrontarsi con i vertici romani del partito, mentre Fratelli d’Italia, sempre più silenziosamente, si sta staccando dalla coalizione. L’ultima azione dei meloniani è stata quella di votare contro gli aumenti delle tariffe Talete, attirandosi contro l’ira della corrente panunziana del Pd. Lega e Forza Italia, con i rispettivi sindaci, quel provvedimento lo hanno votato coprendosi dietro la balla dei “9 euro”. Incomprensibile, ma fino ad una certa.

E, probabilmente, l’errore che costerà caro ad Arena e al centrodestra è stato quello di non aver “politicizzato” le aziende partecipate dal Comune, tutte rimaste in orbita Pd. Talete, da sempre amministrata da uomini legati a stretto giro con i dem, è finita già per due volte in pochi mesi sulle cronache nazionali, creando danni d’immagine gravissimi ad Arena e non solo.

Tralasciando la moribonda Talete (da sempre amministrata da uomini legati a stretto giro con i dem), l’unica partecipata che stava assistendo ad un repulisti era Francigena. Non fosse che l’Ad Guido Scapigliati, peccando di ingenuità, si sia fatto togliere di mezzo a causa di alcuni post più che discutibili su Facebook e che Contardo, assessore di competenza in materia, sia stato defenestrato non si sa ancora per quale motivo.

Proprio nei giorni in cui la Lega rimuoveva il vicesindaco, Ombretta Perlorca (moglie di Contardo e consigliera leghista) usciva dal partito rilasciando delle dichiarazioni al vetriolo, su tutte: “Sono partite richieste per rallentare le pratiche ed intralciare il lavoro di Enrico (Contardo ndr), in modo che l’assessore non avesse troppa visibilità”. Eppure la Lega aveva detto di aver sfiduciato l’assessore perché non era “soddisfatta della gestione del Verde pubblico”. Beh, è vero che di Verde a Viterbo, in questi giorni, ce ne sia pure troppo ma, francamente, questa motivazione non convince quasi nessuno. Il sabato seguente sono poi spuntate sul Messaggero le intercettazione della Dia in cui veniva citato anche Contardo, altro mistero. Roba di tre anni fa (il nuovo Consiglio si era insediato da neanche due mesi) che riciccia fuori così, quasi di punto in bianco.

Il centrodestra ha firmato la propria condanna a morte quando si è avvicinato al Partito Democratico. In Provincia regge ancora l’alleanza FI-Pd, nonostante sull’hub vaccinale alla palestra di Santa Barbara tra i due partiti siano volati gli stracci. Non solo l’alleanza ha lasciato ai rivali le aziende partecipate e gli apparati burocratici, ci ha anche firmato un patto di Governo a Palazzo Gentili. Gli esponenti dei tre partiti, in questi tre anni, non sono riusciti a distinguere gli “amici” dai “nemici”, legittimando questi ultimi. Da Palazzo dei Priori, da quando è arrivato il Covid, non si è visto un solo provvedimento che potesse dar l’idea di un’amministrazione comunale sul pezzo. Tra clamorose marce indietro, salti mortali e ordinanze revocate, anche gli elettori più accaniti stanno pensando di aver sbagliato voto nel 2018.

Tutto ciò, ovviamente, non giustifica i tentativi di sovvertire i risultati democraticamente ottenuti da Arena ed i suoi alle scorse comunali. Sarebbe bene ricordare a qualcuno che, per fare politica, bisogna stilare un programma e presentarsi alle elezioni.

Ora qualcuno dice che la caduta di Arena arriverà a gennaio, quando potrebbe cadere anche il Governo Draghi (con il banchiere neo PdR) e la Regione Lazio. Qualcun altro invece è convinto che il crollo avverrà tra pochissimo perché anche i consiglieri di maggioranza sono stufi. L’unica cosa certa è che, ancora una volta, ha vinto il “Deep State”. Aiutato, questa volta, da chi avrebbe dovuto combatterlo. Come si dice in questi casi: chi è causa del suo mal, pianga se stesso.

 

 

 

 

 

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui