Il diario di Galliana, storia del naufragio di un manipolo di troiani

"I naufraghi riescono a salvarsi aggrappandosi all’albero maestro dell’imbarcazione, divelto dalla furia degli elementi"

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Storia della Bella Galliana

Nella puntata precedente abbiamo parlato del ritrovamento del famoso quaderno con la copertina nera, che conteneva il diario dell’antenata. Oggi cominciamo a leggerlo, e  a trascrivere l’avvincente storia della viterbese più bella, in assoluto.

 

Il naufragio sulle nostre coste

Il profferlo della Bella Galliana

Un manipolo di troiani, fuggiaschi dalla loro città distrutta, in navigazione con Enea e il padre Anchise verso nuovi lidi, è sorpreso da una violenta tempesta davanti alle coste tirreniche e cinque di loro sono scaraventati in mare da un’onda violenta che si abbatte sulla barca. I naufraghi riescono a salvarsi aggrappandosi all’albero maestro dell’imbarcazione, divelto dalla furia degli  elementi.

Quando la tempesta comincia a placarsi, a ragione del robusto vento di ponente che la spinge lontano, uno di loro sapendo che altri compagni potevano essere vicini, comincia a chiamare urlando con tutta la voce che gli è rimasta in corpo:

“Amici troiani, se mi sentite, rispondetemi, sono Erimaco. Se mi sentire rispondetemi!”.

“Sono Aristarco – fu la prima voce che rispose da quel buio d’oltretomba – e da come ti ascolto devo esserti molto vicino”.

Poi di seguito si udirono tutti gli altri, Callimaro, Iliano e Manroco.

“Giove sia ringraziato! – esclamò Erimaco, poi di seguito, – ma gli altri, dove saranno finiti tutti gli altri?”.

“Spero che non siano morti”, fece Aristarco.

Ora che i cinque naufraghi hanno scoperto d’essere tutti avvinghiati all’albero maestro della barca d’Enea, si sentono più tranquilli e attendono con serenità l’alba che, a giudicare dall’oscurità profonda della notte, non dovrebbe essere lontana.

Infatti, dopo solo un breve tempo ’ora d’attesa, a levante,  un chiarore colore rosa si diffonde lentamente nel cielo delimitando, al vicino orizzonte, una fila ininterrotta di monti.

“Terra, – esclamò Erimaco – siamo vicini alla terra!”.

Poi con l’intento di raggiungerla al più presto dispone i posti dei suoi compagni affinché possano, muovendo i piedi ed il braccio rimasto libero, raggiungere la spiaggia in breve tempo.

Avello della Bella Galliana

L’albero spinto con impegno dai cinque naufraghi, infatti, in poco tempo raggiunge la terraferma permettendo ai cinque troiani di sentire, finalmente, sotto i loro piedi il fondale di sabbia.

I cinque uomini, stremati, riescono a malapena a raggiungere la spiaggia ed a percorrere i pochi passi necessari a raggiungere un lembo di terra più interno, ove le onde non possono più raggiungerli. Poi, svengono tutti e si abbandonano nelle braccia di Morfeo guadagnando un sonno ristoratore.

Al loro risveglio i morsi della fame si fanno sentire violenti, ed i cinque cominciano ad inoltrarsi nella macchia mediterranea, che costeggia il lungomare, in cerca di una preda. Un rumore, come di grossa bestia sorpresa nel sonno li fa sobbalzare. Davanti a loro c’è una femmina di cinghiale che li guarda con occhi di fuoco. E’ un esemplare di grossa taglia e da come scava il terreno davanti ai suoi piedi, e da come grugnisce con ira rabbiosa, si capisce che presto, molto presto, partirà all’attacco.

I canini bianchi, lunghi e affilati escono dalla bocca per almeno quindici centimetri. Ha le mammelle gonfie di latte e i cinque naufraghi capiscono subito che quell’aggressività è tesa a proteggere la cucciolata, nascosta poco distante.

I guerrieri, spaventati dal bestione, mettono mano al pugnale e si dispongono in circolo, con la testa protesa in avanti ed il corpo leggermente arcuato verso terra, per accerchiare la belva. Erimaco  prende l’iniziativa e comanda ai suoi:

“Non vi muovete. Dobbiamo provocarla ad attaccare dove e quando vogliamo noi”.

Poi con l’agilità di una gazzella si porta sul fianco destro della scrofa, e avanza guardingo finché non riesce a vedere la cucciolata, formata da cinque porcellini, che attendono timorosi il ritorno della madre. (segue)

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