"Solo un servizio alla libera informazione, nessuna presa di posizione"

Il direttore Giovanni Masotti fa chiarezza sulla lettera contestata

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Per l’ennesima volta da quando sono entrato nel “giro” del giornalismo viterbese, mi è toccato leggere la noiosissima lezioncina che l’arrabbiato direttore di un giornale concorrente ha tentato di impartirci, stavolta rimbrottandoci arcignamente per aver espletato il nostro sacro dovere di informare a tutto tondo i nostri veri giudici, i lettori, di quanto veniamo a conoscere riguardo a casi gravi e scottanti come quello famigerato del cosiddetto “stupro di CasaPound”, perpetrato da due ventenni a Viterbo un anno fa ai danni di una giovane donna.

Ebbene, in questo caso, la nostra atroce colpa sarebbe stata quella di aver pubblicato integralmente la lettera scritta al riguardo da una studentessa universitaria, che si definisce “di sinistra”, pervenuta al padre di uno dei due giovani condannati in primo grado a due anni di reclusjone per il fattaccio. Lettera che – il giudizio non tocca certo a noi – riporta esclusivamente passaggi del processo e della sentenza dubbiosi.

Ebbene, il nostro interlocutore – ergendosi a Maestro indiscusso della professione giornalistica – discetta sul suo organo di stampa:
“Nessun giornale al mondo pubblica lettere anonime (ma la lettera non era anonima n.d.r.), prive, oltretutto, di qualsiasi valore e informazioni nuove e comunque da verificare. Tanto meno se si tratta di opinioni volutamente fuorvianti della sostanza delle cose. Le opinioni, se si ha un minimo di dignità e coraggio, si firmano con nome cognome e indirizzo”.

A parte che non crediamo che il suddetto Professore abbia né le qualità né tantomeno il diritto di giudicare che cosa decidono di pubblicare gli altri giornali (da cui lui, evidentemente, è molto disturbato) e che la stessa cosa dovrebbe rimproverarla
anche a quei quotidiani nazionali che, coerentemente, hanno deciso di riprendere la notizia da noi pubblicata con tanto di lettera firmata, ci domandiamo perché – dopo essersi sbizzarrito in questo predicozzo – egli non abbia sentito il bisogno di firmarsi per esteso, limitandosi a trascrivere solo le iniziali del suo nome, C.G., di modo che i suoi lettori non ci facessero poi troppo caso. Ma la cosa più insopportabile, vile e offensiva è quella di averci accusato di non distinguere le vittime dai torturatori. Sappiamo bene, caro C.G., dove sta il bene e dove si annida il male. Pubbicando quella lettera, abbiamo voluto soltanto recare un servizio – da vagliare, se lo riterranno, da parte degli organi competenti – alla conoscenza della verità in modo da rendere contemporaneamente un servizio ai nostri lettori e alla causa della giustizia giusta.

Il resto non ci interessa: che si arrivi a una pena giusta e si colpiscano senza indulgenza i colpevoli! Ma non per la casacca politica che indossano, bensì per il reato “inumano” commesso. Noi, contrariamente ad altri, non abbiamo padroni e padrini e non siamo seguaci del business. Né emettiamo sentenze. Siamo al servizio della gente e delle sue esigenze. Anche e soprattutto di quelle ragazze che, domani pomeriggio, manifestando contro di noi perché – influenzate ad arte – non hanno capito che siamo tutt’ altro che dalla parte dei violenti e dei prevaricatori, ma difendiamo in tutto e per tutto la dignità femminile troppo spesso offesa e frantumata. Checché finga di pensare il sig C.G.

Caro signor CG, credo che sia arrivato il momento di smetterla. Attaccare in questa maniera veemente ed insolente alcuni suoi colleghi solo perchè non la pensano come lei e fanno notizie diverse rispetto a quelle che vorrebbe leggere lei non è la strada giusta, non lo è per lei e non lo è per il suo giornale.

Noi non abbasseremo la testa di fronte a questi squallidi attacchi, continueremo a lavorare duro ogni giorno con il solo scopo che ci siamo prefissati dal giorno in cui la nostra redazione ha aperto i battenti: garantire alla città di Viterbo e ai viterbesi un’informazione che possa essere la più democratica e corretta possibile ma, soprattutto, un’informazione che sia libera dai bavagli che le persone come lei vorrebbero mettere sulla bocca dei cittadini con il solo obiettivo di coprire una determinata fazione politica.

Siamo sempre stati un giornale che ha fatto tesoro sia dei consensi ma anche dei pareri contrari. Lavoriamo esclusivamente per offrire una buona informazione ai lettori e non ci siamo mai astenuti dal confrontarci, civilmente, con gli stessi su punti di vista differenti.

Proprio per questo nostro modo di essere sarà nostra grande premura metterci in contatto con l’associazione Kyanos, nel nome della Presidente Marta Nori, per poterci confrontare con lei e spiegare le motivazioni reali che ci hanno portato alla decisione di pubblicare la lettera in questione.

Motivazioni che non hanno nulla a che vedere con prese di posizioni o difese da parte nostra verso i due ragazzi in questione. Ribadiamo con serenità la nostra più grande vicinanza a tutte le associazioni che combattono ogni atto “deplorevole” verso le donne!

Le faccio personalmente i miei migliori auguri, C.G., per il prosieguo della sua testata, sperando che dopo questa sparata possa rinsavire e, magari, tornare su un sentiero di lealtà e rispetto verso i suoi colleghi. Cosa che sarebbe sicuramente costruttiva per gli altri giornali e per la comunità tutta.

1 commento

  1. Ben fatto e ben scritto, Direttore! Purtroppo, come amabilmente diceva un grande amico, “siamo irrimediabilmente circondati da un incredibile numero di idioti” e gli indimenticati Fruttero e Lucentini ne presero spunto per ‘La prevalenza del cretino’… costâ il terreno è fertile!!!!

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