Enrico Panunzi attaccato anche da dentro la sua area politica

Il duro attacco del Movimento Civico di Tarquinia: “Per noi il Pd non può essere solo Panunzi ai Cimini”

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Da sinistra a destra, Enrico Panunzi e Alessandra Troncarelli

“Non è un nostro problema, ma dopo gli ultimi articoli apparsi sulle maggiori testate giornalistiche provinciali online e gli innumerevoli commenti sui social agli stessi succedutesi, non possiamo non chiederci… in che condizione si trova oggi il PD?”. Inizia così, con questo interrogativo, il durissimo comunicato del Movimento Civico di Tarquinia. Nel mirino del gruppo consiliare ci sono Enrico Panunzi e la sua gestione del Partito Democratico nella Tuscia.

“Siamo passati dalla smisurata prudenza di Walter Veltroni all’evanescenza di Maurizio Martina, poi alla refrattarietà dell’ormai ex Pierluigi Bersani e, infine, all’esagerato protagonismo di Matteo Renzi. Per oltre dieci anni i problemi del PD sono stati attributi soltanto all’incapacità di comunicazione. Crediamo invece che la sua vera apocalisse debba essere attribuita alla carenza di idee, alla mancanza di chiarezza nelle battaglie da perseguire e soprattutto all’attenzione mai più rivolta verso le classi meno abbienti. Oltre a questo e non di meno importanza, il vero “cancro” di questo partito è stato negli ultimi decenni la sua personalizzazione”. Parole, queste ultime, che non lasciano spazio ad interpretazioni.

“Gli elettori di questo partito, purtroppo oggi, devono seguire un progetto che al momento non esiste! Non diffonde una visione ‘reale di paese’ ma si limita soltanto a parlare di competenza caratterizzandola esclusivamente dall’assenza di proposte qualificanti, scarsa chiarezza comunicativa, dibattito politico autoreferenziale. Noi crediamo che, nella possibilità fattiva di una futura alleanza, il PD dovrà ricercare una proposta forte e chiara per non lasciare in mano a questa destra incapace e populista le sorti del nostro paese e delle nostre città. In poche parole vogliamo solo capire se, nella Tuscia, il Pd è solo il Panunzi dei Cimini!”. Insomma, se il Pd viterbese vuole proseguire i rapporti con i Civici di Tarquinia, c’è bisogno assoluto di chiarezza. Al gruppo litoraneo non è andata giù la personalizzazione del Partito Democratico adoperata dal consigliere regionale canepinese.

“Non si può vedere – prosegue il comunicato – un partito che vive una fase congressuale permanente la cui immagine, a oggi, è di un partito a “casta chiusa”! La soluzione ci sarebbe: non più un partito monocratico! Tante volte abbiamo sentito dire: ‘che fine ha fatto la nostra gente?’  Semplice: ‘è diventata la gente di qualcun altro!’. Un elettorato in totale disaccordo da quella presunzione di proprietà esclusiva. Un elettorato illuso e deluso che protesta, inascoltato, ma che alla fine gli dà il voto lo stesso perché alternative accettabili non se ne vedono”.

“La nostra gente – conclude la nota – quella che con infinita pazienza, grande e meravigliosa virtù del nostro elettorato, ha sostenuto tutto questo fino al 5 marzo 2018 poi… “la nostra gente” è semplicemente diventata la gente di qualcun altro solo per provare se questo qualcun altro si potesse preoccupare un po’ di più degli elettori e non solo degli eletti e delle loro trame interpersonali”.

Infine il colpo che, se non manderà k.o. Panunzi, sicuramente lo farà imbestialire: “Dopo aver appreso dai giornali online della distruzione del centrosinistra avvenuta per merito del modello Canepinese e la squallida possibilità di far restare in piedi l’attuale amministrazione Arena del Comune di Viterbo con l’appoggio esterno del PD (Ricci – Delle Monache – Serra) specialmente in merito agli aumenti tariffari di Talete, non possiamo che chiederLe, caro Presidente Zingaretti, d’intervenire e fare pulizia al più presto prima che succeda l’irreparabile”.

Avete capito bene: è stato chiesto a gran voce al segretario Dem di intervenire, e la richiesta arriva da dentro la sinistra viterbese, dal suo profondo, dall’ala più di sinistra che ci possa essere. Ormai Enrico Panunzi viene attaccato anche dall’interno della sua stessa area politica, quanto potrà durare ancora?

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