Il fascino delle auto storiche dei Carabinieri a Viterbo

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VITERBO – Grazie all’ANC sezione Viterbo, le auto storiche dei Carabinieri sono giunte, durante la settimana appena trascorsa, nella Città dei Papi, dopo una sosta a Vetralla per essere ammirate al Comando Provinciale dei Carabinieri di Viterbo.

La Giulia risale al 1971 e viene da SONDRIO; l’Alfetta è del 1981 e proviene da PALERMO.

È stato possibile ammirarle anche presso l’Antica Locanda, una splendida location che si trova sulla via Francigena, prima di Vetralla.

Sono le stesse auto usate dai Carabinieri negli anni bui del terrorismo, fra gli anni 70 e 80, quando morirono Pietro Cuzzoli,  Ippolito Cortellessa e Antonino Rubuano.

L’aumento della criminalità, verso la fine degli anni ’50 e primi anni ’60, impone ai Carabinieri di usare veicoli sempre più veloci, modernizzando il parco veicoli, composto allora ancora, in larga parte, da residuati bellici. La  Giulia corrisponde alle mutate esigenze di servizio e l’Arma dei Carabinieri l’adotta da subito, a partire dal 1962.

Le Alfa Romeo Giulia dei Carabinieri sono modello “TI”, con motore da 1.570 cc e 92 CV DIN, freni a tamburo sulle 4 ruote, cambio a 5 marce con comando al volante e velocità di punta di circa 175 km/h. La meccanica rimane quella di serie, nonostante qualche leggenda metropolitana dell’epoca parlasse di motori preparati; teniamo presente che si tratta di automobili sottoposte ad un impiego gravoso, tirate di sovente a freddo, in cui conta più l’affidabilità che le prestazioni assolute.
La maggior parte delle foto d’epoca di queste “Giulia” sono in bianco e nero.

Le “Giulia TI” dell’Arma seguono poi l’evoluzione del modello di serie, adottando freni a disco sulle quatto ruote a partire dal 1963 ed il cambio con comando a cloche sul pavimento a partire dal 1964. Nel 1965 viene poi adottata la “Giulia Super” con motore da 98 CV DIN e due carburatori a doppio corpo Weber. Il 1969 porta all’adozione della “Giulia Super-biscione” , così chiamata per i caratteristici fregi sui montanti posteriori, che introduce il faro brandeggiabile sul tetto comandato da una maniglia interna. Questo particolare rimarrà sostanzialmente immutato fino all’Alfa 155, per poi evolversi nella versione con cupolino aerodinamico a partire da Alfa 156 e Fiat Punto prima serie. Ad alcuni esemplari di “Giulia” viene aggiunto il numero aereo bianco sul tetto per facilitarne il riconoscimento delle pattuglie agli elicotteri.

Nel 1971 si introduce la livrea con corpo vettura tutto blu, scritta “ carabinieri” bianca sulle portiere e scudetto del radiomobile solo sulle portiere anteriori. Rimangono invariate vetrofanie su parabrezza e lunotto, oltre al numero aereo sul tetto in bianco; questa livrea dell’Arma è destinata a durare pochi mesi, già nel corso del 1971 è sostituita dall’attuale che prevede il tetto bianco con il numero aereo nero. Soluzione che facilita sia la visibilità del veicolo durante le operazioni coordinate dall’elicottero che lo smaltimento del calore durante la stagione estiva, problematica molto sentita all’epoca poiché gli impianti d‘aria condizionata sono appannaggio di poche vetture di lusso.

Gli esemplari di “Giulia” ancora idonei al servizio vengono quindi riverniciati, mentre quelli nuovi vengono già acquisiti in livrea blu e bianca. Con l’introduzione dell’”Alfetta” nel 1972, di cilindrata maggiore , l’Arma dei carabinieri passa al nuovo modello, allineando così il parco del radiomobile a quello della polizia stradale, di segmento superiore rispetto alle volanti. Le ultime “Giulia” rimangono in servizio ancora qualche anno, di sicuro fino oltre la seconda metà degli anni ’70. Complessivamente i carabinieri arruolano circa 1.500 “Giulia TI” e 2.000 “Giulia Super” nel decennio compreso tra il 1962 ed il 1973.

Intanto ora, sulle strade di Viterbo è già operativa la nuova Alfa Romeo Giulia Radiomobile, assegnata al Nucleo Radiomobile della Compagnia Carabinieri, una delle prime di una flotta di 1770 esemplari che verranno successivamente distribuiti ai Nuclei Radiomobile di tutta Italia.

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