Niente freddo ma tanti storni. I giorni della Merla sono per noi i giorni della (scusate) Merda

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I giorni della merla, come a tutti noto, sono diventati famosi in virtù del grande freddo che li accompagna, e che nell’immaginario collettivo, sembrano rappresentare l’ultima offensiva del generale Inverno. Perché poi, subito dopo al 2 di gennaio, c’è la Candelora, che è proverbiale per la speranza che racchiude: “Dall’inverno semo fora”.

Ma da qualche anno a questa parte il grande freddo sembra che non ci sia più. Infatti la stagione invernale si è trasformata, e ci regala sempre inverni con freddo mite. Quest’anno oltre alle temperature non troppo fredde, abbiamo anche avuto un’invasione vera e propria, di più di un milione di storni, attratti qui da oliveti ancora carichi di olive, che non sono state raccolte, e da piante sempreverdi d’alto fusto, come pini, cedri e abeti, per riposare la notte. Naturalmente questa loro abitudine, di vivere in gruppi affollatissimi di individui, comporta fastidi e danni soprattutto in Viterbo, dove alcune zone vicino a Porta Romana, sono state addirittura ricoperte, di maleodorante guano.

Il Comune ha dovuto prendere provvedimenti,  installando altoparlanti dissuasori, che mandano nell’aria i versi del falco Pellegrino, terribile nemico giurato degli storni. Tornando al nostro tema dei “giorni della merla”, e riflettendo che ormai non fa più il freddo proverbiale, con gelo e temperature sotto lo zero, questa invasione di centinaia di migliaia di storni, ci ha suggerito un nome diverso. Infatti, questi uccelli che fanno cadere in terra, centinaia di migliaia di piccole quantità di sterco, ricoprendo auto, strade e marciapiedi, ci ha fatto pensare che(scusate il termine) potrebbero essere rinominati i “giorni della merda”. D’altronde non ci siamo allontanati troppo dal cliché, sempre di uccelli parliamo, solo che nel nome “merla”, invece della “L” di Livorno abbiamo messo la “D” di Domodossola. E vissero tutti felici e contenti.

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