Il Garante Anastasia: “La Procura non ha nemmeno acquisito le lettere dei detenuti”

Il Garante dei detenuti, Stefano Anastasia, in un’intervista, approfondisce il caso delle lettere

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Violenza agghiacciante. Urla di dolore e minacce quotidiane.

E’ incredibilmente brutale lo scenario che emerge del carcere di Mammagialla in una serie di lettere raccolte dal Garante dei detenuti, Stefano Anastasia, e  consegnate alla Procura di Viterbo l’8 giugno 2018.

Attualmente è in corso un’indagine contro ignoti, per “Asseriti episodi di violenza/urgente/casa circondariale di Viterbo/richiesta incontro”.

Tanti sono gli interrogativi inquietanti legati all’inferno raccontato dai carcerati.

Parole come ‘Noi lavoriamo per lo stato italiano, negro di merda! Perché non ritorni al Paese tuo?’ o “Sono stato malmenato dalle guardie” o ancora “Tu qua muori!” non possono sicuramente lasciare indifferenti e, a questo proposito, è proprio il Garante dei detenuti, Stefano Anastasia che, in un’intervista, approfondisce ulteriormente la vicenda.

Il carcere di Viterbo è stato definito uno dei più duri d’Italia, sono voci di corridoio o, effettivamente, è una definizione basata su dati oggettivi e consultabili?

A Viterbo, come nel resto degli istituti penitenziari italiani, non esiste un archivio di questo genere. Sappiamo però, come da ammissione degli stessi vertici dell’istituto, che Mammagialla viene definito una “destinazione privilegiata”per detenuti che vengono trasferiti per ragioni di “ordine e sicurezza”. Reclusi considerati quindi più pericolosi di altri che necessitano di un “carcere disciplinare”.

Su 500 detenuti ben 100, quindi uno su cinque, sono arrivati a Viterbo per questo motivo. Il nostro augurio è che la disciplina auspicata venga trasmessa con il giusto metodo.

Quante sono le lettere prese in esame? Pensa che potrebbero essere strumentali o magari concordate tra i carcerati per ottenere benefici come un eventuale trasferimento, proprio in virtù di questo carattere duro dell’istituto?

Le lettere raccolte sono circa una decina. Certo, non escludo nessuna ipotesi sull’eventualità di un contenuto concordato. Non sta a me però fare questo tipo di valutazione, sarà la Procura a fare luce sui fatti.

A questo proposito, a che punto sono le indagini?

Non lo so perché non ho ricevuto alcuna comunicazione in tal senso. In realtà la Procura non ha chiesto nemmeno l’acquisizione delle lettere.

Cosa ne pensa dell’annunciato aumento dell’organico carcerario legato ad “indifferibili necessità di prevenire la diffusione dell’ideologia di matrice terroristica islamica”?

La carenza di personale nelle carceri è, purtroppo un problema annoso che si trascina da anni, non solo a livello interno ossia per quanto riguarda gli agenti di polizia penitenziaria ed i rieducatori, ma anche esterno, a partire dai magistrati di sorveglianza agli amministrativi. A tal proposito, proprio oggi il Garante nazionale dei detenuti Mauro Palma, ha lanciato l’allarme, nell’illustrare la sua relazione annuale alla Camera dei deputati. Sebbene l’aumento non abbia ancora raggiunto i livelli che, in passato, determinarono la condanna della Corte europea per i diritti dell’uomo, Palma riferisce che «nell’ultimo anno la popolazione detenuta è cresciuta di 2.047 unità, con un andamento progressivo crescente e preoccupante»

Alla luce di questi dati quindi, qualsiasi incremento è indubbiamente auspicabile, aldilà delle motivazioni che possono, o meno, essere legate a matrice terroristica.

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