Durante la pandemia il team del laboratorio non si è fermato un attimo, contribuendo a superare i momenti duri della pandemia. Per questo ci auguriamo che i loro sforzi vengano ripagati adeguatamente e non con le solite promesse

Il grande lavoro svolto dal laboratorio di Genetica a Belcolle va premiato

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Ora che la pandemia ha allentato la soffocante morsa, perlomeno nel nostro Paese, possiamo analizzare a bocce (quasi ferme) il grandissimo lavoro svolto da tutti i nostri infermieri ed operatori sanitari.

Con il nostro articolo pubblicato ieri non volevamo assolutamente criticare o gettare ombre su chi in questi mesi ha lavorato notte e giorno mettendo da parte amici e parenti, se in tutta questa triste storia esistono degli eroi non possono che essere anche loro, ovvero tutto il comparto di genetica medica molecolare di Belcolle.

Anzi, il nostro giornale riconosce loro l’enorme mole di lavoro e l’impegno profuso nella battaglia contro il Coronavirus, per questo siamo i primi a chiedere che chi ha lavorato sul campo venga premiato adeguatamente.

Esatto: adeguatamente, perchè il tanto decantato “bonus Covid” altro non è che una mancetta, dato che i soldi sono stati addirittura tassati dalla Regione. Il vero premio che questi ragazzi meriterebbero è avere un futuro più stabile per poter progettare la loro vita.

E già, perché è bene sapere che molti dei nostri medici, operatori e professionisti che in questi mesi hanno rischiato la vita sono ancora in attesa di un contratto a tempo indeterminato. A qualcuno, e vi assicuriamo che anche a Belcolle ce ne sono, il contratto scade tra qualche mese. Tutto ciò perché la Regione Lazio non riconosce gli altri “cavilli” (come ad esempio quelli universitari).

L’unico modo per ringraziare gli uomini e le donne che sono stati tre mesi trincerati negli ospedali a salvare vite umane è garantire loro la stabilizzazione. Speriamo che la Regione Lazio e il suo Presidente Nicola Zingaretti si mettano a, giunti a questo punto, una mano sulla coscienza, rompendo quello che da anni ormai è diventato un vero e proprio scoglio su cui vanno ad abbattersi i sogni di chi vuole lavorare nella sanità pubblica con il solo intento di fare del bene.

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