Sterili riunioni, allarmi inascoltati. E aggressioni e suicidi si susseguono

Mammagialla: pochi agenti, troppi detenuti. E è ancora l’inferno!

A qualche mese di distanza dal Consiglio comunale straordinario dedicato al carcere, a Mammagialla la situazione non sembra migliorata

carcere-mammagialla

A qualche mese di distanza dal Consiglio comunale straordinario dedicato al carcere, a Mammagialla la situazione non sembra migliorata.

Durante l’incontro in Comune, era stata messa in luce la grave – e profonda – carenza di personale di servizio all’interno del penitenziario viterbese, ampiamente insufficiente per far fronte al sovraffollamento di detenuti all’interno della struttura. Tanto da non poter garantire loro neanche lo spazio “vitale” previsto dalla legge (circa 3 metri quadrati e mezzo).

Ad oggi, A.P – che ha lavorato per venticinque anni a Mammagialla come sorvegliante – ci parla dei “lati oscuri” della vita in carcere. Che – è facile immaginarlo – non esistono soltanto per i detenuti, ma anche per chi ci lavora.

A quanto sembra, il problema del sovraffollamento non è una novità. “Quando Mammagialla ha aperto – nel febbraio del ’93 – era previsto che in ogni stanza ci fosse solo un detenuto – racconta il testimone – ma in effetti non è mai stato così. Ce ne sono stati quasi sempre due per ogni cella, tranne nel caso dei 41 bis – che hanno bisogno di sorveglianza ‘speciale’ – e stanno da soli”.

Dopo la chiusura del vecchio carcere di Santa Maria in Gradi, il personale di servizio si è trasferito a Mammagialla. “Eravamo circa 100 unità per 140-150 detenuti- continua A.P – poi sono arrivati i ‘rinforzi'”.

Dopo che il penitenziario femminile è stato soppresso, continua, sono iniziati i problemi. Il numero di reclusi aumentava e quello del personale restava stabile, o diminuiva. “A un certo punto si sono resi conto che 280-300 agenti, facendo turni straordinari, bastavano a gestire gli oltre 450 detenuti, e dal 2000 in poi la situazione è rimasta pressoché invariata”. carcere

Oggi, i problemi della carenza di personale continuano a riecheggiare tra le mura del carcere. “Circa il 30% dei reclusi soffre di gravi disturbi e patologie psichiatriche – racconta l’ex sorvegliante – e non è facile tenerli a bada. So che qualche giorno fa un detenuto, per così dire ‘difficile’, con una testata ha spaccato il naso a un mio collega”.

Episodi del genere si verificano con troppa frequenza. Ogni giorno – per legge – le celle devono essere lasciate aperte per circa dieci ore, così che i detenuti possono girare per la sezione a cui sono assegnati. “E immaginate un solo agente a gestire i circa 50 prigionieri di ogni sezione? Poi è normale che succedano certe cose”, continua A.P. “E a Viterbo sono anche ‘fortunati’ – aggiunge – perché in altre carceri in ogni sezione ci sono anche 100, 150 detenuti”.

Il punto è che, spiega l’ex sorvegliante, c’è urgenza di più personale di servizio all’interno della struttura. “A Mammagialla c’è carenza di sentinelle, di guardie che controllano che i reclusi non tentino di scavalcare i muri. Ed è impensabile che un solo agente si ritrovi da solo a pattugliare interi corridoi lunghi 70-80 metri – conclude – perché ci sono tantissimi casi di detenuti che tentano di autolesionarsi e – purtroppo – non sempre si riesce a evitarlo”.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui