Il lavoro non c’è ma nella Tuscia aumenta il numero dei centri per l’impiego

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Flop navigator e aumento dei centri per l’impiego: il paradosso di un apparato governativo che lievita a dismisura, nei dipendenti impiegati e quindi nei costi, ma, nello stesso tempo, è incurante di una progressiva lievitazione della disoccupazione, complice anche la pandemia.

In altre parole: il lavoro non c’è ma aumentano i centri per l’impiego.

E’ stato proprio l’assessore regionale al Lavoro, Claudio Di Berardino, con una nota del 15 dicembre, ad annunciare trionfale:

“Con la delibera votata oggi dalla Giunta regionale, si compie un passo importante sul tema dell’organizzazione della Rete dei servizi pubblici per il lavoro nel Lazio, sia in termini quantitativi che qualitativi.

Nel Lazio abbiamo messo in campo 5 grandi interventi: rafforzamento delle competenze e del numero degli addetti, digitalizzazione dei servizi, potenziamento infrastrutturale e ammodernamento degli uffici esistenti.

In particolare, già entro la fine del mese di dicembre, saranno assunti i primi 35 dei 355 nuovi dipendenti, selezionati con 7 diversi bandi di concorso per specifiche professionalità”.

Per quanto concerne le strutture, nasceranno 15 nuove sedi dell’agenzia, alcune delle quali dal potenziamento degli sportelli territoriali”

Nella Tuscia, ai centri  già esistenti si aggiungono le nuove aperture di  di Montefiascone e  Vetralla, a Bagnoregio, invece, un nuovo sportello territoriale.

I nuovi uffici per l’impiego vanno quindi ad affiancarsi ai 15 navigator della Tuscia, percettori di uno stipendio mensile di 1700 euro, figure avvolte nel mistero che non si è ancora capito se e quanti posti di lavoro abbiano trovato.

Tutto come da copione, insomma: si continuano a pagare persone per trovare lavoro ad altre trascurando il piccolo particolare che il lavoro non c’è!

 

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