Il Macron scaricato… Prima dalla Francia, adesso dall’Europa e dall’amica Merkel

Il commissario al Bilancio Oettinger, tedesco, chiede la procedura d’infrazione ai danni di Parigi per disavanzo eccessivo. Monsieur le President paga la resa ai “gilet gialli” e la conseguente finanza allegra

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Può essere davvero il colpo di grazia per l’arretrante e scornacchiato Emmanuel, già ridotto a poco più di un ectoplasma dai francesi, meno del venti per cento dei quali lo apprezza per il suo traballante operato all’Eliseo: prima sogghignante e spavaldo “presidente dei ricchi” che neutralizza in un batter d’ali la patrimoniale, poi in ginocchio davanti alla furia iconoclasta dei “gilet gialli”, di cui implora il pacificatore perdono calandosi pavido le braghe, ingoiando tutte le loro richieste o quasi e allargando perciò a dismisura i cordoni della borsa. Colui che si credeva la moderna reincarnazione del Re Sole (e ora ha qualche dubbio sull’audace raffronto) è rimasto fregato – o ha ottime probabilità di restare fregato – proprio per questa sua indecorosa resa alla piazza e alla protesta, anche violenta, che gli era molto presto sfuggita di mano facendolo tremolare fino a vacillare.

“Chi di spada ferisce, di spada perisce”… Esattamente e inesorabilmente così. Il perfido Macron, che tanto aveva tramato e sgomitato perché l’Italia dei “miserables” (come ci aveva graziosamente ribattezzato) venisse duramente punita dalle gerarchie bruxellesi in ragione del suo sforamento del 2,4 per cento nel rapporto deficit-PIL per il 2019, rischia adesso di essere e affondato per la stessa colpa per cui eravamo stati a lungo rimbrottati e minacciati dalla UE tra i di lui incessanti incitamenti: DISAVANZO ECCESSIVO, parolina fuorilegge in quel della grigia capitale politica del vecchio continente.

Ad abbattere sulla sua aristocratica testina di quarantenne gaga’ la scure di un possibile avvio di procedura d’infrazione è – ancora una volta – il medesimo commissario al Bilancio tedesco che, per primo (fin dalla campagna elettorale) aveva sparato ad alzo zero contro i nostrani sovranisti e populisti e – a ruota – contro il governo che avevano formato e quindi, chiudendo a puntino il cerchio, contro la loro “sbarazzina” manovra.

Per niente d’accordo con il compiacente collega transalpino e socialista agli Affari Economici Pierre Moscovici, che continua imperterrito a ritagliare per la sua Francia un trattamento sfacciatamente privilegiato e a trangugiare come se niente fosse il previsto sforamento macroniano del 3,2 per cento “purché sia per un anno”, il falco teutonico Guenther Oettinger (ex-presidente della CDU, il partito democristiano, e alla cancelliera da sempre legatissimo) sfodera a sorpresa la faccia feroce con Parigi – ormai convinta dell’impunità, come ogni marpione ben ammanicato che si rispetti – e avverte che “no, invece non va”. Avanzando di conseguenza, e ufficialmente – lui, scudiero merkeliano – la richiesta di condanna dell’intoccabile Francia, che – ricorda, affondando la lama – per l’ undicesimo anno consecutivo, 2017 escluso, viola allegramente i parametri di bilancio fissati dal patto di stabilità senza che nessuno muova un fiato. Detto per inciso, Oettinger – uno che non si fa mancare niente – coglie l’occasione per redarguirci, assieme e più di Parigi, per il mancato abbassamento della montagna del debito pubblico (ma oggi non è questo il nocciolo della questione).

Il fulcro della vicenda è un altro, assai più nuovo e dirompente. Le parole di Oettinger, 65enne veterano della politica e dei suoi veleni, non vengono certo a caso. E lo scriteriato e ingenuotto Monsieur le President ha di che rabbrividire. Comunque vada – che si avii o meno per lui il calvario della procedura di infrazione – a Bruxelles si è aperta una voragine che promette di inghiottirlo. La UE si prepara a scaricare il fulgido e visionario predicatore europeista ormai alla disperazione. E la mandante del “macronicidio” ha tutta l’aria di essere Frau Angela, tramontante ma non doma, che mira a separare la sua sorte da quella (segnata) del suo fu super-alleato e lo lascia crudelmente, e inconsolabilmente, solo. Poveretto.

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