Il ministro Salvini sul caso Vannini: “E’ una vergogna”! Scontro con gli avvocati difensori

Il Ministro ha anche telefonato alla mamma di Marco, Marina Conte, esprimendole la sua vicinanza.

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“La vita di un ragazzo di vent’anni, ucciso in maniera vigliacca, vale solo cinque anni di carcere? E gli assassini chiedono anche uno sconto… Vergogna. Questa non è “giustizia””. Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, interviene sul “caso Vannini”, commentando così la decisione degli avvocati difensori della famiglia Ciontoli di presentare un ricorso alla Corte di Cassazione per l’annullamento della sentenza d’appello del processo sulla morte del giovane.

Il Ministro ha anche telefonato alla mamma di Marco, Marina Conte, esprimendole la sua vicinanza. Il cugino di Marco Vannini, Alessandro Carlini, amministratore della pagina Facebook in ricordo del cugino “giustizia e verità per Marco Vannini”, ha chiesto a Salvini di andare a trovare i genitori di Marco. Lo stesso Vice Premier era già intervenuto sul caso del ventenne ucciso quattro anni fa, subito dopo la sentenza della Corte d’Appello che ridusse la pena da 14 anni, per omicidio volontario con dolo eventuale, a 5 anni per omicidio colposo. Anche in quel caso Salvini pubblicò un post dove definì la sentenza “una vergogna”. “Con tutto il rispetto – scrisse allora il Ministro – sono d’accordo con i parenti del povero Marco: è una vergogna”. Oltre a lui, dopo quella sentenza, intervenne anche il Ministro della Giuistizia Alfonso Bonafede, che peraltro ha anche poi incontrato i genitori di Marco Vannini.

Intanto, sull’uscita del ministro, intervengono anche i legali della famiglia Ciontoli, contestando le sue dichiarazioni.“Il Ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini, è intervenuto con un post. Restiamo meravigliati nel constatare come la ricerca del consenso popolare possa in qualche modo offuscare la caratura istituzionale di un Ministro della Repubblica.

Purtroppo siamo di nuovo amaramente costretti a prendere atto di come il Ministro Salvini preferisca etichettare le sentenze dei Giudici ed il diritto dei cittadini di ricorrere anche alla Suprema Corte di Cassazione come una “vergogna”, dimostrando, ancora una volta, una pervicacia unica nell’infrangere quell’antico (e non ancora abolito) principio della divisione dei poteri insito in ogni stato di diritto, al quale, evidentemente, il personaggio fatica ad abituarsi.

Facciamo sommessamente presente che nella nostra Carta fondante è sancito, in più punti, il diritto irrinunciabile alla difesa giurisdizionale dei diritti all’interno di un processo “equo”, dinnanzi ad un giudice terzo ed imparziale, nel contraddittorio delle parti; lo stesso diritto che, giustamente, vanta un autorevole membro del suo partito, attualmente sottoposto ad indagini, per il quale, al contrario, abbiamo notato da parte dello stesso Ministro un solerte, quanto granitico garantismo, che ci fa ben sperare per il futuro.

Auspichiamo, quindi, che ulteriori uscite pubbliche non siano dettate esclusivamente dalla smania di emergere, quanto, piuttosto, dalla volontà di esprimere autorevoli considerazioni e lucide valutazioni, magari degne della carica istituzionale ricoperta”.

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