Il Natale nell’Arte: il presepe, fonte di ispirazione di grandi artisti

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Scrisse Charles Dickens: “Fa bene a momenti tornar bambini, e più che mai a Natale, ch’è una festa istituita da Dio fattosi anch’egli bambino.”

E Antoine De Saint-Exupery: “Quand’ero bambino, erano la luce dell’albero di Natale, la musica della messa di mezzanotte, la dolcezza dei sorrisi a far risplendere il regalo di Natale che ricevevo.”

Il Natale è stato rappresentato da numerosi artisti, in stili diversi, conformi al loro tempo
Alcuni hanno prediletto l’uso di forme concrete tendenti al realismo; altri hanno optato per figurazioni più semplificate, quasi astratte.

Da Giotto a Botticelli da Caravaggio, a Chagall a Matisse, a Caravaggio, il presepe e la natività hanno ispirato opere meravigliose.

La Natività di Gesù di Giotto fa parte del ciclo di affreschi “Storie di Gesù”, conservati nella meravigliosa Cappella degli Scrovegni a Padova. In questo affresco San Giuseppe, come spesso avveniva nell’iconografia dell’epoca, è rappresentato in disparte, quasi addormentato, per evidenziare il suo ruolo non attivo nella procreazione.

Nella natività di Piero della Francesca si possono notare alcuni elementi simbolici come l’asino che raglia, affiancato al coro degli angeli che inneggiano al Gesù bambino. Tale contrasto evidenzia la netta contrapposizione tra la volgarità terrena e la poesia celeste. La gazza appollaiata sulla tettoia è invece simbolo della follia umana che già preannuncia la futura crocifissione di Cristo.

Marc Chagall, il maestro dei voli onirici e delle emozioni, in particolare, sceglie di utilizzare il nero per popolare i cieli della notte, che sembrano quasi quelli dell’originaria città natale di Vitebsk, mentre uno spruzzo di bianco al centro indica il nome dell’artista e, a sinistra, col medesimo colore compare Gesù crocifisso.

La Madonna, in verde, avvolge tra le braccia il Bambino, mentre sopra i tetti della Natività non volano angeli ma una figura che spesso compare nei quadri del pittore: un uomo alato, che vola sopra i tetti e i tramonti delicati della natura; la pendola, sulla sinistra del dipinto, non si ferma mai. Tra l’inizio e la fine, tra la nascita e la morte, il gallo alato illuminato dal candelabro scoppia di energia vitale e irradia nella notte un effluvio di energia.

Matisse ne la “Madonna con Bambino” non usò soltanto tinte accese, che vorticano nella Danza o s’addormentano insieme alla protagonista nella vertiginosa Stanza Rossa.

Nella Natività, le due figure raccontano un’unione intuibile attraverso poche gestualità: le espressioni del viso e le braccia della Madonna che avvolgono il figlio parlano un linguaggio silenzioso che tutti riconosciamo.

In questa semplicità cromatica, che arriva direttamente a chi la osserva, Matisse esprime un dialogo universale, che convolge e che ci f sentire che, a Natale più che mai, vorremmo tutti essere sempre bambini.

Il linguaggio dell’arte riesce a farci vivere il Santo Natale con intensa spiritualità ed emozione.

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