Il Lazio è attualmente zona gialla, ma un suo spostamento in altre fasce dipende soprattutto da Viterbo, ecco perchè

Il nuovo Dpcm è anacronistico, ecco perché a Viterbo c’è poco da stare tranquilli

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Con il nuovo decreto il Lazio si è trovato in zona gialla, ma non è del tutto fuori pericolo. Tutto dipenderà da una serie di 21 criteri, tra cui il famigerato indice Rt, il numero di ricoveri, la percentuale dei tamponi positivi, il numero dei focolai e l’occupazione dei posti letto negli ospedali, terapie intensive comprese.

A spiegare meglio come funziona la classificazione in zone è il prof. Gianni Rezza, direttore generale della Prevenzione del Ministero della Salute, che è stato abbastanza chiaro: “Se nella prossima cabina di regia ci fossero situazioni diverse, altre regioni potrebbero diventare rosse oltre a quelle appena annunciate“.


Lungi da noi fare inutile allarmismo, chi legge assiduamente il nostro giornale conosce la nostra posizione in merito al Coronavirus ed ai provvedimenti che il Governo ha deciso fino ad ora di intraprendere. Tuttavia il Covid esiste e non si può negarlo, così come non si può nascondere la situazione infuocata in cui si trova a dover navigare la nostra provincia, la Tuscia.

Il nuovo Dpcm emanato due giorni fa da Giuseppe Conte è del tutto anacronistico, infatti, la suddivisione del Paese in tre diverse aree (zone gialle, arancioni e rosse) si basa su dati relativi a quasi due settimane fa. Ecco perché, ad esempio, regioni dove il virus galoppa come Lazio e Campania sono state inserite tra le zone gialle, ovvero quelle più “morbide”.

Nello specifico, il Decreto si poggia, come detto, su 21 indicatori tecnici analizzati dal Cts e, sempre su questi indicatori, si poggia anche l’ordinanza del Ministero della Salute che stabilirà quali regioni rientreranno nelle tre diverse fasce. Peccato che l’ultima relazione di questi dati risalga esattamente a 11 giorni fa, per questo alcune Regioni, su tutte la Lombardia, sono letteralmente infuriate con il Governo e con il Cts.

Ma arriviamo a Viterbo: nella nostra provincia la situazione è andata peggiorando proprio durante questi fatidici 10 giorni, noi avevamo fatto un’analisi dei rischi in questo articolo, basandoci sui dati forniti dalla Regione e sull’indagine congiunta di Georgia Institute Technology, Northeastern University e Fondazione Isi.

Come specificato nel Dpcm, lo spostamento di una Regione da una fascia di rischio all’altra potrà avvenire man mano che saranno aggiornati i dati in relazione ai parametri stabiliti dal Cts e dal Ministero della Salute, proprio in ragione di questo possiamo dire che il destino del Lazio dipenderà molto dall’andamento della curva epidemiologica di Viterbo.

Nella Tuscia, come riportato da noi anche in questo articolo, i rischi di un’impennata che possa far prendere provvedimenti molto pesanti sia alla Regione che al Governo è davvero concreto. Innanzitutto perché il primo parametro (Numero di casi sintomatici notificati per mese in cui è indicata la data inizio sintomi/totale di casi sintomatici notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo) potrebbe essere potenzialmente superato a breve: solo nell’ultimo mese (6 ottobre-6 novembre) i casi registrati nella nostra sola provincia toccano la mostruosa cifra di 5196, a cui però sono aggiunti anche i cosiddetti “tamponi di controllo”, di cui la nostra Asl non ha reso noto il numero effettivo a fronte di 53009 tamponi effettuati da inizio emergenza Covid.

Il secondo dato che preoccupa è l’ormai noto Rt, ovvero l’indice di contagio: a Viterbo il 27 ottobre è stato comunicato un Rt pari a 2 (lo stesso di Codogno), poi abbassato misteriosamente a 1,6, numero che comunque non può farci di certo festeggiare.

Gli ultimi due dati che preoccupano sono quelli relativi all’eventuale sovraccarico dei posti di terapia intensiva e dei posti letto totali, ed è proprio qui che la situazione diventa davvero pericolosa: ad oggi a Belcolle sono ricoverati in terapia intensiva 10 persone su 12 posti totali, mentre in medicina Covid su 60 posti letto complessivi attualmente ne sono occupati 52.

Ma le sorprese non sono finite qui ed ecco spuntare un quinto fattore che fa tremare la Tuscia. Rezza ha spiegato che c’è la possibilità “di fare zone rosse anche in una regione che non è rossa“, e viceversa. Cioè è possibile “allentare” le misure in particolari territori. Ovviamente nel nostro caso, visti i dati, è molto più probabile un primo scenario, ovvero quello in cui Viterbo diventerebbe zona rossa.

Noi ci auguriamo per l’economia della Tuscia che questa nefasta previsione non diventi realtà, ma c’è da dire che non siamo affatto in buone mani. 

Calcolando che ad oggi il sistema di tracciamento pianificato dalla Asl, il famoso “contact tracing”, è clamorosamente saltato e che moltissimi contagi stanno avvenendo proprio all’interno delle strutture ospedaliere e del personale sanitario, c’è poco da stare tranquilli.

 

1 commento

  1. E c’è da stare tranquilli!!!! L’indice RT è il numero preferito dai tanti giocatori del Lotto che affollano la ‘cabina di regia’ (ma c’è a Viterbo) della squadra di eroi anti-COVID-19! Ma per favore! Possibile e propedeutico il rinnovo del pellegrinaggio alla Madonna della Trinitá, come secoli or sono, per ingraziarsi favori celesti, e non quelli soliti dai Monti Cimini!!!!

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