Il nuovo piano del commercio per Viterbo: un pendolo tra noia e incoerenza

Scoppia la polemica sui provvedimenti volti a rilanciare il centro storico

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piano commercio viterbo

Nei giorni scorsi si è molto discusso in merito all’approvazione del nuovo piano del commercio per Viterbo. Considerati come manifestazione “oligarchica” della volontà di una cerchia ristretta di esponenti della maggioranza, prima fra tutti l’assessora Alessia Mancini, i 18 articoli che compongono il documento hanno scatenato un botta e risposta ininterrotto tra i vari esponenti politici e non solo.

C’è chi, come Erbetti del M5S, ha accostato l’immagine del centro storico, sottoposto ai provvedimenti previsti dal piano, a quella del Titanic nell’atto di sprofondare fra gli oscuri abissi oceanici. Altri, come Micci (Lega), fanno previsioni positive, e si dicono convinti che il piano porterà notevoli vantaggi per i commercianti e i turisti. Nel mezzo sta la maggioranza, fra chi si è astenuto dal votare come Purchiaroni, chi critica per punto preso e chi si è schierato a favore del provvedimento pur non avendo un’idea precisa di quali conseguenze porterà.

Si discute soprattutto per le misure che prevedono il trasferimento del mercato settimanale dal Sacrario a un’altra zona, presumibilmente Via Garbini, e la novità che coinvolgerà tutti i bar e i ristoranti del centro storico: d’inverno le saracinesche si abbasseranno a mezzanotte, mentre durante la bella stagione alle attività sarà concesso di restare aperte un’ora in più.

E guai a tentare di aprire un nuovo locale: il nostro centro storico è stato definito ormai “saturo”. Occorre precisare che esiste la possibilità di ottenere dei permessi speciali per avallare il “coprifuoco” forzato, ma le clausole sono talmente numerose che ne abbiamo perso il conto.

Nelle scorse ore si è accesa la polemica anche per la decisione di vietare i Money Change nella zona antica di Viterbo, provvedimento contornato da una fitta nebbia, su cui nessuno ha saputo dare una spiegazione unanime. Che sia parte di un misterioso progetto a lungo termine?

Intanto sul web spopolano interventi di ogni genere: ad ostentare dissenso nei confronti del piano Mancini sono soprattutto i commercianti, impossibilitati a comprendere come “chiusura anticipata delle attività” possa essere sinonimo di “rivalutazione del centro storico”, e in quale modo sia lecito imporre loro di assumere dei bodyguards  che garantiscano ordine e sicurezza se i guadagni bastano a malapena a mandare avanti i locali.

Brevi video pubblicati sui social dai medesimi gestori ritraggono Viterbo nelle ore notturne come un far west immerso nell’oscurità e nel silenzio. E sorge spontaneo interrogarsi su come possa il piano del commercio risanare una situazione simile, se le scelte dei politici sembrano remare in direzione opposta rispetto al benessere dei commercianti e dei turisti.

Analogamente, lo spostamento del celebre mercato del sabato da Piazza del Sacrario a Via Garbini non sembra un’idea volta a favorire la rinascita del centro. Liberare lo spazio che ospitava i vari banchi commerciali per permettere alla fiumana (?) di turisti che assedia Viterbo ogni fine settimana di parcheggiare la propria auto e raggiungere il centro storico rappresenterebbe una decisione corretta… ma che fare se mancano i turisti, e se quei pochi che ci sono con le loro auto non riempirebbero neanche la metà del parcheggio del Sacrario? E una volta giunti nella parte antica della città, è bene che essi si assicurino di visitare tutto prima del calare del sole, per non rischiare di far tardi a cena e magari trovare tutti i ristoranti chiusi.

Tanta confusione e poche certezze per un’iniziativa che, invece di dare una “seconda vita” al centro storico di Viterbo, sembra volerlo affondare sempre di più. Siamo certi che il dissenso dei commercianti sarà difficile da mettere a tacere e che molti viterbesi si mobiliteranno per una rilettura dei provvedimenti.

 

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