Il palazzo ex Banca d’Italia… ce lo siamo scordato?

È il caso, anche, del  palazzo della Banca d’Italia in viale Marconi a Viterbo, iniziato nel 1939 e completato negli anni a ridosso del secondo dopoguerra in forme grandiosamente neo-rinascimentali, con l’apporto di svariate citazioni romaniche, come le bifore a tutto sesto che adornano i balconcini delle facciate.

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Una delle cose più tristi di una città sono i negozi e i palazzi chiusi, sprangati, a volte transennati per la salvaguardia dell’incolumità pubblica. Testimonianza muta di un abbandono che sa  tanto di fuga impotente di fronte alle dure smentite di sogni e speranze coltivati spesso con grande passione.

È il caso, anche, del  palazzo della Banca d’Italia in viale Marconi a Viterbo, iniziato nel 1939 e completato negli anni a ridosso del secondo dopoguerra in forme grandiosamente neo-rinascimentali, con l’apporto di svariate citazioni romaniche, come le bifore a tutto sesto che adornano i balconcini delle facciate.

Traccia e documento di un’Italia che pensava in grande e fortemente credeva nel suo futuro. L’Italia della ricostruzione postbellica, di cui Viterbo è uno straordinario esempio con l’eccellente  rifacimento delle sue chiese e dei suoi edifici, tra cui anche il palazzo della Banca d’Italia, gravemente danneggiato dai bombardamenti.

Dal gennaio 2016 il palazzo è chiuso. Entro il 2018 la Banca d’Italia ha ridotto da 58 a 39 le sedi operative dislocate su tutto il territorio nazionale. Anche il palazzo di Viterbo è caduto sotto la scure del ridimensionamento aziendale e da allora resta abbandonato come un osso di seppia intrappolato nel bagnasciuga di una spiaggia.

Solo che la sua spiaggia è viale Marconi, il boulevard di Viterbo, luogo elegante di serene passeggiate pomeridiane e serali, e centro di affari, servizi e commercio il mattino. L’ abbandono del bellissimo palazzo della Banca d’Italia è una ferita non rimarginata inferta alla variegate funzioni sociali che il viale, per statuto, era chiamato a svolgere.

Il palazzo è stato messo in vendita dalla Banca, disponibile a prendere in considerazione anche manifestazioni d’interesse che propongano locazione o comodato d’uso. Per un certo periodo si è parlato in città di una sua riqualificazione d’uso come Palazzo della Cultura viterbese, dentro cui far confluire eventi, convegni e una sorta di grande museo polivalente della città, della sua storia, cultura e arte, del suo paesaggio, della sua enogastronomia.

Erano state avanzate anche ipotesi di utilizzo da parte dell’Universitá, per riportare in centro parte delle sue attività. Studenti, docenti, personale amministrativo avrebbero potuto essere una bella iniezione di energia vitale nel cuore del centro moderno della città, orfano del suo edificio più elegante e prestigioso.

Quel dibattito oggi è del tutto assente e non c’è dubbio che vada urgentemente ripreso. La cortina di silenzio e indifferenza che è calata sul palazzo è essa stessa un segnale di crisi e di sfiducia. Qual è oggi lo stato dell’arte? Ci sono state trattative, manifestazioni d’interesse? Qual è nel merito il pensiero del Comune?

Ci piacerebbe avere qualche risposta, qualche rassicurazione sul fatto che il palazzo ex Banca d’Italia non è – come paventiamo – un altro osso di seppia abbandonato e dimenticato. L’unica cosa confortante è che Banca d’Italia, tuttora proprietaria dell’edificio, non lo sta lasciando degradare. Un cartello che tutti possono vedere informa che con uno stanziamento di 302.500,00 euro la proprietà sta provvedendo a interventi strutturali di contrasto dell’umidità nei piani interrati dello stabile.

È un piccolo segnale incoraggiante. Ci auguriamo che ne seguano altri. La città ne ha un’estrema necessità.

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