Il “pasticcio” dei 60 migranti che dovevano strappare le erbacce

Nello scorso dicembre il sindaco di Viterbo Arena, alla presenza del Prefetto Giovanni Bruno, firmò un protocollo d' intesa con la cooperativa romana "Tre Fontane".

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Pasticcio sui migranti che dovevano strappare erbacce
Nello scorso dicembre il sindaco di Viterbo Arena, alla presenza del Prefetto Giovanni Bruno, firmò un protocollo d’ intesa con la cooperativa romana “Tre Fontane”, facente parte del “Gruppo La Cascina” – gestore di un CAS (Centro Accoglienza Straordinario) – perché sessanta migranti richiedenti asilo potessero essere impiegati per piccoli lavori “socialmente utili” riguardanti la pulizia della Città, in particolare estirpando erbacce. Un’idea rivelatasi poco felice, partita dal consigliere leghista e presidente della Quarta commissione Stefano Caporossi.
“Poco felice” – dicevamo – perché il Comune, senza considerare la recente normativa dettata dal “decreto sicurezza” emanato dal governo in novembre, ha indirettamente trattato con un soggetto (il “Gruppo La Cascina”, appunto) implicato nell’inchiesta su Mafia Capitale e pertanto sospeso dall’attività.

Per chi non lo ricordasse, la cooperativa – vicina a “Comunione e Liberazione” – entrò nella complessa indagine che fece luce su molti punti oscuri del sottobosco affaristico romano ed i suoi manager (Domenico Commissa, Salvatore Menolascina, Carmelo Parabita e Francesco Ferrara) vennero arrestati perché, in combutta con un funzionario del Viminale, si erano assicurati il controllo dei flussi di migranti arrivando fino a mettere le mani sul famigerato CARA di Mineo. Tanto che nel 2013 il “Gruppo La Cascina” pote’ vantare altissimi ricavi, ben 240 milioni di euro.

I nostri amministratori cittadini – perciò – c’è da credere ignari di tutto questo, hanno consentito ad una cooperativa dal profilo scarsamente limpido di realizzare un progetto a Viterbo in contrasto con la linea del ministro dell’Interno Salvini, che aveva dato disposizioni ai sindaci di chiudere i CAS su tutto il territorio nazionale in omaggio al suo slogan “Prima gli italiani”. Alla dirigenza regionale della Lega questa svista viterbese non è affatto piaciuta e, non a caso – dopo due soli giorni di lavoro in gilet arancione – quei sessanta immigrati sono misteriosamente scomparsi alla vista. E il Comune non ha ancora detto che fine abbiano fatto. Un pasticcio che andrebbe presto chiarito.

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