Il pranzo di Ferragosto fra realtà e finzione

Ma come passeranno il Ferragosto le persone anziane e malate?

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Immancabile l’anguria! Tra le grigliate in riva al mare o in montagna e i pranzi in famiglia e fra amici, il Ferragosto è anche gioia di mangiare insieme per festeggiare l’estate.
Con 40 gradi all’ombra, naturalmente si prediligono menù freschi e senza cottura.

Tutto esaurito già da giorni nei ristoranti del litorale, dei laghi e delle località di villeggiatura, ma anche nei tranquilli borghi della Tuscia e della Sabina, ove si possono gustare ottime e genuine specialità locali.
Ma come passeranno il Ferragosto le persone anziane e malate?

C’è una commedia sulla Terza età intitolata “Pranzo di Ferragosto”.

Il film ha ottenuto 2 candidature e vinto un premio ai Nastri d’Argento, 2 candidature e vinto un premio ai David di Donatello, Il film è stato premiato al Festival di Venezia, 2 candidature agli European Film Awards, In Italia al Box Office Pranzo di ferragosto ha incassato 2,1 milioni di euro.

Ecco la trama: Gianni ha un lavoro: occuparsi dell’anziana madre, una nobildonna decaduta, capricciosa e un tantino opprimente. Madre e figlio vivono soli in un fatiscente appartamento nel centro di Roma e sono pieni di debiti. Nel bel mezzo dell’afa estiva, Alfonso, l’amministratore, si presenta alla loro porta per riscuotere quanto gli è dovuto, ma propone a Gianni l’estinzione di tutte le spese condominiali in cambio di un favore: ospitare la madre per la notte e il successivo pranzo di ferragosto in modo che lui possa partire per le terme.

L’accordo non prevede però l’arrivo di una seconda signora, la zia di Alfonso, una simpatica anziana con qualche problema di memoria, ma l’amministratore lo convince a tenerla offrendogli del denaro. Gianni è costretto, suo malgrado, a dare asilo anche a una terza “mamma abbandonata” quando l’amico dottore, giunto per fargli una visita di controllo in seguito a un malore, gli chiede di potergliela affidare per non lasciarla sola durante il turno di notte.

Lo sceneggiatore e aiuto regista Gianni Di Gregorio pesca dalla propria esperienza di figlio e regala una svolta a un fatto realmente accaduto.

Incuriosito da quello che sarebbe potuto accadere se avesse davvero accettato di tenere la madre dell’amministratore per le ferie di ferragosto, confeziona una piccola e tenera storia dai tratti scanzonati in cui l’improvvisato ospizio diventa il teatro di una serie di gag offrendo allo stesso tempo diversi spunti di riflessione.

La trama si snoda nel giorno notoriamente più amato e rallentato dell’anno e in una Trastevere arsa e deserta, che si contrappone ai ritmi frenetici della vita odierna e va incontro ai tempi delle anziane protagoniste che a loro modo s’investono del ritmo del film riempiendo la scena con la loro esuberanza.

Deciso a catturare la parte più verace di ognuno, Di Gregorio si incarica del ruolo del figlio di mezz’età, celibe e con il vizio del bere, che tiene d’occhio la madre come se fosse una bimba e ne sopporta i capricci abbozzando alla precarietà in cui si trova per comodità.

La forza delle signore che lo circondano, in attesa del pranzo di ferragosto, è unica e pensare che sono tutte attrici non professioniste e la loro naturalezza permette al film di avvolgersi in un’aura genuina e neorealista.

In pochi avrebbero avuto il coraggio di portare sullo schermo una storia di “vecchiette”, considerato che la terza età viene di rado frequentata dal cinema perché poco commerciabile, ma il regista romano rivela una particolare abilità nel tratteggiare un racconto che mette in luce i desideri, i vizi e le virtù delle mature signore.

Priva di qualsiasi tipo di orpello, che sia dialogico o registico, l’opera prima di Di Gregorio, prodotta da Matteo Garrone, fa riflettere sulla condizione dell’anziano, troppo spesso relegato in ospizi dai propri figli, troppo spesso trascurato dalla società. Pranzo di ferragosto è da considerarsi perciò un piccola perla da custodire con cura.

Buon pranzo di Ferragosto a tutti, nella realtà o con la finzione cinematografica!

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