Il riesame dice sì al carcere per Landolfi, l’indagato per omicidio

Accolto il ricorso del pm Pacifici che aveva chiesto la misura cautelare per l’ex fidanzato della defunta Maria Sestina Arcuri. La difesa ricorre in Cassazione.

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caso arcuri

L’indagato Andrea Landolfi deve andare in carcere. La richiesta della procura di Viterbo ha ottenuto il via libera dal tribunale del Riesame. I giudici di Roma hanno accolto il ricorso del pm Franco Pacifici, che qualche tempo fa aveva chiesto al gip di Viterbo di mettere dentro quello che per la procura che indaga è il colpevole della morte di Maria Sestina Arcuri. La quale morì a Ronciglione, nella casa della nonna di lui, dopo essere caduta dalle scale. Il fattaccio avvenne la notte tra il 4 e il 5 febbraio scorso, dopo che la coppia era tornata a casa dopo essere stata in un locale della zona.

Il pm Franco pacifici

Nell’udienza del 27 maggio, il collegio di piazzale Clodio si era riservato del tempo per decidere sull’appello fatto dal magistrato Pacifici che coordina le indagini sul giallo di Ronciglione. E ora la palla passa alla difesa del 30enne romano, accusato di omicidio volontario aggravato: “Sì, il tribunale del riesame ha emesso la sentenza con cui accoglie il ricorso del pm Pacifici – spiega l’avvocato Luca Cococcia -. Ora abbiamo dieci giorni di tempo per fare il nostro ricorso alla corte di Cassazione. Già mi sono messo al lavoro”. Il legale di Landolfi dice che “mi servirà tutto il tempo a disposizione per studiare le carte e proporre il ricorso alla suprema corte per motivi di legittimità che riguardano l’ordinanza del tribunale del riesame”. Cococcia va avanti: “Primariamente è stata richiesta dalla procura di Viterbo una misura restrittiva nei confronti del mio assistito. Il giudice per le indagini preliminari Francesco Rigato aveva rigettato la misura in modo deciso. E oggi abbiamo l’ordinanza che ha disposto l’accoglimento del ricorso del pm che indaga. Il prossimo passo è il ricorso per Cassazione”.

Quanto tempo ci vorrà affinché la suprema corte decida? “In 26 anni di professione non mi era capitato un appello della procura avverso un’ordinanza di rigetto del gip, però usualmente la Cassazione quando tratta questioni di misura cautelare e la persona non è detenuta, come in questo caso, ci mette un mesetto per decidere”.

Materia delicata, come spiega l’avvocato Cococcia: “Mi prendo tutto il tempo per studiare gli elementi e fare le opportune ricerche di giurisprudenza a sostegno delle mie doglianze. È un atto un po’ complesso in quanto va fatto in un certo modo: la Cassazione è facile a fare inammissibilità, quindi bisogna stare attenti a non commettere il piccolo errore e a non scendere troppo nel merito. Mi dovrò limitare ai motivi eminentemente di diritto, di legittimità. Il mio obiettivo è arrivare in udienza”.

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