Una chiesa e una piazza gremite di persone si sono strette insieme, questa mattina a Cura di Vetralla, per dare l'ultimo commosso saluto a Matias

“Il sacrificio di Matias ci insegni a non voltarci dall’altra parte”

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Una chiesa e una piazza gremite di persone si sono strette insieme, questa mattina, per dare l’ultimo commosso saluto a Matias, il bambino di appena dieci anni scomparso martedì scorso a causa della violenza del padre.

Indicibile il dolore di quanti hanno partecipato alla cerimonia odierna nella Chiesa di Santa Maria del Soccorso a Cura di Vetralla.

C’erano tutti: famigliari, amici, conoscenti, rappresentanti delle istituzioni locali. E lì, in prima fila seduti ai banchetti, i compagni di scuola, posti di fronte all’evidenza di quanto la crudeltà umana in certi casi sia capace di superare ogni limite.

Nessuna foto o video all’interno della chiesa, come richiesto dalla famiglia e dal parroco. Solo lo sguardo che resta attonito all’ingresso della piccola bara bianca con i fiori e i palloncini gialli e sopra la foto di un bambino sorridente, strappato alla vita troppo presto.

“Il sacrificio di Matias ci insegni a non voltarci dall’altra parte”: questo il messaggio che il sacerdote ha voluto rivolgere ai presenti, ricordando tutte le situazioni in cui, ogni giorno, di fronte ad una brutta notizia o a qualcosa che non vogliamo ascoltare, istintivamente la ignoriamo, “cambiamo canale”.

“Siamo qui, sconvolti dal dolore, umiliati dalla morte. – ha detto il sacerdote all’inizio della cerimonia – Non so quali siano i sentimenti di ciascuno, ma una cosa è certa: qualunque sentimento adesso va trasformato in preghiera affinché sostenga i famigliari. Se qualcuno è stato complice del male, attraverso la noncuranza, assumiamoci le nostre responsabilità personali e comunitarie”.

 

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