Il trasporto della Macchina di Santa Rosa: fede, forza e volontà

Il trionfo della Santa che si innalza al di sopra dei tetti della città grazie alla passione e alla devozione dei Facchini.

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Si avvicina il 3 settembre, giorno del trasporto della Macchina di Santa Rosa. Fede, devozione, amore e passione. Tante le emozioni che questa festa genera nei Viterbesi e non solo.

Le origini della Macchina risalgono agli anni successivi al 1258, quando, per ricordare la traslazione del corpo di Santa Rosa da Viterbo (1233 – 1251), avvenuta il 4 settembre per volere di papa Alessandro IV, dalla Chiesa di Santa Maria in Poggio al Santuario a lei dedicato, si decise di organizzare una processione annuale di un’immagine o una statua della Santa su un baldacchino, trasformatasi gradualmente nel meraviglioso spettacolo di oggi.

Abbiamo incontrato Massimo Mecarini, presidente del Sodalizio Facchini di Santa Rosa e Facchino della Macchina per trentadue volte (calcolando anche i due passaggi straordinari) di cui trenta vissuti da ciuffo.

“A regalarci una serata magica anche quest’anno sarà la costruzione “Ali di luce” ideata da Raffaele Ascenzi, architetto e Facchino. La sua Macchina ha introdotto grande innovazione nella tradizione, prima con il movimento meccanico di alcune parti della struttura che si aprono durante le soste lasciando cadere petali di rosa e da quest’anno un’aureola luminosa nella parte posteriore della testa della Santa che regalerà un impatto visivo ancor più di grande suggestione”.

Il morale è molto alto. Tra pochi giorni “Sotto col ciuffo e fermi!“, “Sollevate e fermi!”, “Santa Rosa, avanti!” risuoneranno per le vie del centro di Viterbo e il percorso della Macchina avrà inizio.

Tutti i trasporti sono emozionanti, non c’è dubbio. Il trionfo della Santa che si innalza al di sopra dei tetti della città grazie alla passione e alla devozione dei Facchini. “…Sembra che Dio sia sopra i tetti di Viterbo…” per dirla con le parole del poeta Salvatore Di Pietro.

“Il trasporto è il racconto della vita – mi dice – Diverse tappe, tanti momenti. Quando parti con slancio all’inizio di una nuova esperienza, quando nelle difficoltà così come nella salita stringi i denti, quando sai che l’unione fa la forza e solo insieme si possono raggiungere grandi risultati”.

La Macchina varia a seconda dei progetti, rimanendo comunque alta intorno ai 30 metri e con un peso sulle 5 tonnellate. Durante il percorso – lungo oltre un chilometro – si effettuano cinque fermate. Al termine del trasporto la Macchina viene fermata davanti al Santuario di Santa Rosa, dove rimane esposta ai visitatori per alcuni giorni.

“Ogni tappa ha la sua particolarità. Ci sono ricordi legati a ogni chiesa che porto nei miei 40 anni di presenza. Il Sodalizio rappresenta un impegno intenso che non finisce il 3 settembre ma dura tutto l’anno per me così come per tantissime altre persone. Promuoviamo e partecipiamo a eventi con finalità benefiche. Abbiamo stretto gemellaggi con paesi che fanno manifestazioni simili. Cerchiamo di essere presenti sul nostro territorio e su quello nazionale per valorizzare i tesori di Viterbo”.

100 Facchini. E’ questo uno dei beni preziosi. Portano a spalla per le strade della città la Macchina in omaggio a Santa Rosa. Uomini che devono essere in grado di tenere 150 kg sulle spalle, secondo la “prova di portata”, che sia i giovani aspiranti che i Facchini in formazione devono superare ogni anno. Persone che operano nell’ambito benefico e sociale di Viterbo. Il successo delle cene in piazza ne è un esempio.

La loro storica divisa è composta da camicia bianca, pantaloni bianchi alla zuava, calzettoni bianchi, scarponcini neri con le stringhe, fazzoletto bianco legato in testa e fascia rossa in vita. Il distintivo che indossano “sul cuore” nasce da un’idea di Luciano Ilari. I colori hanno un significato molto profondo: il bianco indica la purezza in onore di Santa Rosa e il rosso richiama l’abito cardinalizio dei primi trasporti del tredicesimo secolo.

“La Macchina è un sogno che si coltiva fin da bambino – conclude – Questo è il mio ultimo mandato. Tanti ragazzi quest’anno hanno iniziato l’esperienza del trasporto. Viterbo ha bisogno di modelli positivi e di punti di riferimento per i propri giovani. Per questo il messaggio di Santa Rosa è sempre attuale. Essere vicini – tutti d’un sentimento – per aiutare chi ha bisogno”.

Sulla spinta dei ricordi rievocati da Mecarini, abbiamo fatto con lui uno straordinario viaggio tra passato, presente e futuro.

Appuntamento ora al 3 settembre. I Facchini e la Macchina cercheranno, come sempre, di dare alla città emozioni uniche.

Per tutte le informazioni http://facchinidisantarosa.it/ 

 

Foto: Sodalizio dei Facchini

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