Il giorno dopo l' aspra battaglia sulla legge Zan

Il tweet del direttore. Nuove regole sull’omotransfobia: la sinistra sbaragliata dai franchi tiratori. Ora si riparte da zero

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“Chi troppo vuole, nulla stringe”. E così è stato ieri in Parlamento, in Senato esattamente, per la discussa legge sulla omotransfobia, che – per Pd e per Cinque Stelle – era diventata l’inviolabile madre di tutte le battaglia, l’alba di una giornata radiosa che avrebbe finito per far scricchiolare i valori su cui si basano la nostra morale e la nostra legislazione.

Il direttore Giovanni Masotti

Questo accanimento, che aveva trascinato Letta e compagni a volersi accaparrare il banco tutto e subito, è stato clamorosamente affossato dalla “tagliola” del voto segreto e dei conseguenti franchi tiratori, individuati dai dem negli “infidi uomini di Renzi”, “i traditori” che avevano deciso di trattare con la destra invece che procedere a testa bassa per tentare di sbaragliarla. L’arroganza e la voglia matta di stravincere, anche sulla scia delle recenti elezioni amministrative, hanno spinto invece la sinistra nel burrone dei desideri incompiuti. Ora la legge Zan, dopo due anni di faticoso iter parlamentare, dovrà ripartire da zero e ogni mossa sarà più difficile.

Dicevamo dell’atteggiamento esagerato del Pd e di Cinque Stelle, che avevano più volte respinto l’invito al dialogo partito dal centro-destra. Una linea sonoramente battuta in aula. E ancora più inspiegabile se pensiamo che l’Italia non è affatto all’anno zero per quanto riguarda la tutela e il rispetto doverosi che occorre portare nei confronti delle minoranze di genere, spesso oggetto di odiose discriminazioni. E allora? Allora la sinistra voleva rimodellare la nostra società a immagine e somiglianza dei valori arcobaleno, cominciando pesantemente a introdurre le sue regole nella scuola e inzeppandola di un malinteso moralismo, che avrebbe scosso dalle fondamenta le nostre matrici cattoliche che si appoggiano sul modello della famiglia tradizionale.

Questo disegno della sinistra è per ora miseramente fallito e c’è da giurare che, la prossima volta, i pasdaran dell’anti-omotransfobia saranno molto più cauti. Ora, per ripartire, dovranno aspettare almeno sei mesi. Un secolo se si pensa che cosa prevede il taccuino politico, a partire dalla scelta del nuovo inquilino del Quirinale.

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