Il Venerdì Santo 2020 a Viterbo senza la processione di Bagnaia

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Il 10 aprile 2020 cade il giorno del Venerdì Santo, ricorrenza religiosa che precede la Pasqua cattolica e durante la quale viene commemorata la Passione, crocifissione e morte di Gesù Cristo. Tacciono le campane. Tace il mondo flagellato dal coronavirus.

Il Venerdì Santo, la Passione di Cristo era riproposta, negli anni scorsi, nella gran parte dei centri storici della Tuscia con rievocazioni in costume che intrecciavano devozione, tradizione popolare, spettacolo.

Nessuna processione a Bagnaia, stasera, dove 18 quadri facevano, ogni venerdì santo, rivivere i momenti topici della morte di Gesù. Altrettanto ammirato era l’evento di Civita di Bagnoregio, forte di 300 figuranti, caratterizzato dal corteo di fedeli che, dalla chiesa di San Donato, col crocifisso adagiato su un feretro, andava in discesa verso Bagnoregio attraversando il ponte per poi rappresentare le scene di Pilato e della flagellazione.

Niente processione a Vetriolo, Viterbo, Vetralla, Canepina e in nessun paese della Tuscia.

I fedeli, lontani dalle chiese per la pandemia in corso, quest’anno potranno seguire i riti religiosi attraverso i canali social. E’ questa la novità più significativa di questa Pasqua.

I vescovo di Viterbo e Civita Castellana, Fumagalli e Rossi, in linea con le direttive nazionali hanno specificato nei giorni scorsi che le ”celebrazioni avverranno tutto senza il concorso di popolo e a porte chiuse”.

A Viterbo hanno avuto inizio ieri con la messa in Cena Domini. Oggi alle 17 si terrà la celebrazione della Passione di Cristo mentre sabato alle 21 la veglia Pasquale e domenica alle 10 la messa per la Resurrezione. Tutte le celebrazioni saranno trasmesse in diretta streaming e sulla pagina facebook della Diocesi

Ci troveremo nelle nostre case, a guardare le celebrazioni e magari a rileggere da soli quelle pagine dei Vangeli che hanno cambiato la storia e il mondo .

Esse narrano che, dopo l’Ultima Cena, il tradimento di Giuda Iscariota porta all’arresto di Gesù nell’uliveto del Getsemani, poco fuori Gerusalemme. La mattina di venerdì Gesù compare di fronte al prefetto romano Ponzio Pilato, che in seguito a un colloquio lo giudica innocente: lo invia dunque a Erode Antipa, re della Giudea, che però non lo condanna e lo rispedisce a Pilato, di fatto scaricando su di lui la responsabilità di qualunque decisione.

Pilato decide di ricorrere a una prerogativa delle autorità romane, quella cioè di coinvolgere il popolo nella liberazione di un prigioniero in occasione della Pasqua ebraica. Di fronte alla scelta fra l’omicida Barabba e il “Re dei Giudei”, la folla sceglie di liberare Barabba e invoca la crocifissione di Gesù.

Ponzio Pilato, pur convinto dell’innocenza di quest’ultimo, ma temendo tumulti, decide di “lavarsi le mani” per sancire la propria estraneità rispetto a una condanna che ritiene ingiusta e lascia Gesù al suo destino. Egli viene flagellato, schernito, coronato di spine, condotto presso una collina rocciosa chiamata Golgota (o anche Calvario) e qui crocifisso insieme a due ladroni. La morte sopraggiunge poco dopo, ma dopo tre giorni la Resurrezione del Cristo illuminò il buio della Terra e diede senso alle nostre vite.

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