Il virus perde colpi: mutazioni sempre più prevedibili

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Il professor Baldanti

Cantare vittoria in anticipo non conviene mai. Eppure, grazie a un certo sesto senso riservato alla specie umana, possiamo iniziare a “udire” il rumore della libertà. La conferma ce la dà La Stampa, che grazie a un’intervista agli esperti del laboratorio di Virologia Molecolare del San Matteo di Pavia, rivela una notizia che può essere il principio dell’avvio alla scomparsa del Covid dalla sintomatologia “prepotente”.

Secondo gli studi, infatti, come avvenuto nel corso di altre epidemie in tempi remoti (scomparse, molte volte, in autonomia dopo un biennio circa), le varianti di cui si sente continuamente parlare sarebbero sempre più prevedibili. Si tratterebbe cioè di varianti del coronavirus che si moltiplicano, e che tuttavia presentano mutazioni spesso considerabili “fotocopia”, cioè cambiamenti all’interno che si somigliano sempre di più fra loro.

Il professor Baldanti del suddetto laboratorio non esita ad ammettere che il virus pare stia entrando nella sua naturale fase di declino, sottolineando come le varianti non potrebbero essere state infinite. Attraversando nel discorso processi tecnici che in questa sede non è opportuno specificare, ha spiegato che il Covid19 diventerà un virus a bassa intensità, smettendo dunque di causare milioni di morti e avvicinandosi più all’essenza di semplice influenza.

Come anticipato all’inizio, è bene non sbilanciarsi, ma certo è che rispetto a un anno fa, con mezzo milione di vaccinati al giorno e il (quasi-)possesso della chiave per leggere ogni variante all’orizzonte, la situazione immediatamente futura appaia molto più rosea.

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