Impianto fotovoltaico di Castelnuovo di Farfa: chiesta valutazione ambientale alla Regione

La Soprintendenza invita la Regione a verificare l'impatto ambientale del nuovo impianto fotovoltaico da realizzarsi a Calnuovo di Farfa.

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Fotovoltaico

Sul progetto dell’impianto fotovoltaico da realizzarsi a Castelnuovo di Farfa, anche la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Frosinone, Latina e Rieti,  invita la Regione ad attivarsi per quanto di sua competenza e responsabilità attraverso la Procedura di Verifica sull’applicabilità della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) di cui all’art. 25 del decreto legislativo 152/2006.  Il procedimento di VIA ha il compito di indicare gli effetti e valutare le ricadute che un intervento di notevole portata, come la realizzazione dell’impianto fotovoltaico, potrebbe avere sull’ambiente e sul paesaggio oggetto di trasformazione, nonché su tutti i territori prossimi a quello interessato dal progetto.

Nella nota inviata dalla Soprintendenza alla Regione, particolare risalto viene dato al valore naturalistico e storico artistico dell’area di riferimento, sostanzialmente coerente con lo status quo del X secolo. “L’impianto ha un’estensione di 7,5 ettari e si colloca in un’area di alto valore paesaggistico anche nella relazione di prossimità con i borghi storici di età medioevale ivi prospicienti ed è contraddistinta da una conformazione morfologica pianeggiante e prevalentemente caratterizzata da campi e casali storici – sottolinea la Soprintendenza – che disegnano un territorio dedito prevalentemente ad attività agricola e pastorale. La vasta area in cui ricade l’impianto si trova in una piana circondata da un sistema collinare su cui si ergono gli abitati di Castelnuovo di Farfa, Frasso Sabino, Casaprota e Mompeo che hanno una diretta visuale proprio sull’area dove dovrebbe essere realizzato l’impianto. La rilevanza paesaggistica e storica dei borghi sopracitati e dell’orizzonte paesaggistico di riferimento è composto dall’incastellamento medievale con il sottostante latifondo collegato all’Abbazia dio Farfa”.

Senza dimentica poi che l’impianto dovrebbe essere realizzato nella piana di Cornazzano, a poche centinaia di metri dall’ingresso di Grotta Scura, un inghiottitoio di attraversamento in cui confluiscono le acque della piana dopo abbondanti precipitazioni meteoriche per riversarsi nel fiume Farfa. La grotta per altro è un importante sito archeologico, frequentato dalle comunità protostoriche della Sabina durante l’età del bronzo.

E mentre si resta in attesa del parere della Regione Lazio, la “Resit s.r.l.”, azienda proponente del mega impianto fotovoltaico, sponsorizza positivamente la validità del suo progetto, sostenendo essere un impianto di piccole dimensioni (3,6 Mwp) e che l’intervento può rappresentare un’occasione di sviluppo per tutta la comunità ed il territorio. Dello stesso avviso non sono i cittadini che non percepiscono questa opportunità di sviluppo economico con conseguente crescita occupazionale. “Un impianto di questo tipo – evidenziano – è generalmente video sorvegliato e  viene gestito in remoto, con una manutenzione occasionale”.

L’economia locale è invece legata al turismo ed all’agricoltura di qualità, in quanto l’area ricade nella zona “Sabina DOP“ (Denominazione di Origine protetta “Sabina”), che costituisce elemento di valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali. Un paesaggio agrario di rilevante valore, costituito da porzioni di territorio caratterizzate dalla naturale vocazione agricola che conservano i caratteri propri del paesaggio agrario tradizionale. Contraddistinto da produzione agricola di grande estensione, profondità ed omogeneità, che ha rilevante valore paesistico per l’eccellenza dell’assetto percettivo, scenico e panoramico. La tutela di questa area è volta alla salvaguardia della continuità del paesaggio mediante il mantenimento di forme di uso agricolo del suolo. (art. 24, commi 1, 2 e 4 del Piano Territoriale Paesaggistico della Regione Lazio – PTPR-norme).

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