In Italia esiste un’azienda a misura di mamma: la storia dell’imprenditrice Virginia Scirè

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Gli orari sono flessibili e la modalità di lavoro è ibrida. E se le mamme vogliono, possono portare i loro bambini a lavoro. Tutto questo succede in Italia, nell’azienda fondata da Virginia Scirè.

Le polemiche, nel nostro Paese, sono all’ordine del giorno e per questo facilmente dimenticabili, sostituibili con le successive. E questo è successo anche con quella che ha coinvolto la stilista e imprenditrice Elisabetta Franchi con quelle dichiarazioni fatte a inizio maggio che l’hanno messa al centro di una bufera mediatica.

A essere incriminate sono state alcune frasi che la donna ha utilizzato nel raccontare il suo modello di business in occasione di una video intervista. Cosa è stato detto lo sappiamo tutti, ma lo riassumiamo in poche parole: meglio assumere lavoratrici sopra i quarant’anni e che hanno già fatto figli, così da non rischiare di dover mettere il lavoro in stand by a causa di una maternità improvvisa.

Ogni mamma è, prima di tutto una donna.

Il baby wearing, da me ideato ha migliorato il tuo approccio al lavoro.
Quest’antica pratica di portare e trasportare i bambini con fasce e marsupi mi ha permesso di continuare a lavorare da casa senza particolari problemi. Emma era molto tranquilla quando stava con me e questo mi consentiva di portare avanti tutti i miei impegni. È stato allora che ho iniziato a proporre nel mio e-commerce anche fasce e marsupi.

È nata così una una vera e propria community fatta di mamme lavoratrici, e non solo, che condividevano con me la pratica di “indossare un bambino”

E poi è nata la mia azienda…
In un primo momento mi limitavo a vendere queste fasce che provenivano soprattutto dai Paesi del Nord e quindi erano realizzate con tessuti più pesanti. Così ho deciso di realizzarne una io con un materiale leggero e naturale. Confesso che le difficoltà sono state tante perché nessuno credeva in questo progetto e non riuscivo a ottenere i finanziamenti necessari. È stato allora che ho chiesto aiuto alla mia community: ho proposto questo modello di giacca con fascia consentendo i pre-ordini. Questo mi ha consentito di fare l’ordine finale senza fare credito. E poi nel 2018 è nata la start up WearMe Baby con la mia prima collezione.

Come sono arrivata all’organizzazione a misura di mamma?
Con WearMe Baby ho dovuto affittare un nuovo ufficio e mi sono avvalsa di due collaboratrici. Una è andata presto in maternità e l’altra era già mamma. È stato in quel momento che ho capito che dovevo ripensare l’organizzazione. Ho ridotto gli orari, programmando la chiusura delle attività alle 16 e ho concesso la modalità in smart working. Non solo, però, ho anche dato alle mie collaboratrici la possibilità di portare i bambini a lavoro, così possono tenerli con loro, grazie alle fasce, mentre sono al computer.

E ho pensato: funzionerà?
Assolutamente sì. Il brand è cresciuto tantissimo triplicando in pochi anni il fatturato e producendo capi d’abbigliamento Made in Italy, artigianali e con fibre naturali che accompagnano le donne in ogni fase della vita, quindi non solo in gravidanza. Le mie dipendenti riescono a ottimizzare al meglio il lavoro e ad avere quel perfetto equilibrio tra tempo libero, famiglia e professione, non rinunciando a niente.

Qualcuno mi ha fatto una domanda un po’ ostica: assumi solo mamme?
Assolutamente no. C’è anche un uomo che lavora per la mia azienda in modalità smart working. E ci tengo anche a precisare che qui tutti godono degli stessi diritti, che siano uomini o donne, mamme o papà o single. Parlo soprattutto di mamme perché per me, o meglio per la mia azienda, essere mamma non è un problema, ma un valore aggiunto.

Più che a misura di mamma, a misura di persona.
L’idea di chiudere alle 16, di introdurre la modalità di smart working che durante il Covid si è rivelata fondamentale, e di concedere part time con orari flessibili, mi ha permesso di dare vita a questo modello efficace ed efficiente. Le persone, e non solo le mamme, in questo modo riescono a organizzare meglio la vita. E lavorano più rilassate perché sanno che il lavoro non è un ostacolo rispetto all’organizzazione degli impegni.

Ho incontrato qualche difficoltà prima di trovare questo equilibrio perfetto.
Una più di tutte, quella relativa all’orario di chiusura. Non è facile per i clienti adeguarsi a questi orari, perché in Italia non funziona così, nessuno chiude alle 16.00. E so che forse alcuni clienti li ho persi ma io continuo a fare così. La mia è una scelta consapevole. Per avere un’azienda che funziona devo avere dei dipendenti sereni e felici, e facendo così li ho.

Altra domanda: quanto le collezioni che produce WearMe rappresentano il modello che ha utilizzato l’azienda?
Il collegamento c’è ed è evidente. I capi d’abbigliamento che produciamo sono fatti per le persone, per farle sentire bene a loro agio attraverso forme e tessuti, naturali e Made in Italy, che possono accompagnare la donna, ma anche l’uomo, in ogni fase della vita. Al centro di tutto ci sono le persone, c’è il cliente finale e ci sono i dipendenti dell’azienda. Perché è il fattore umano che fa la differenza.

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