Attaccati ai voti di Mario Monti e dei voltagabbana ma, soprattutto, alla poltrona: la definitiva metamorfosi di quelli che volevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno e che invece sono finiti per barricarcisi dentro

In Senato la definitiva trasformazione dei grillini: sono diventati tutto ciò che dicevano di combattere

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Lo spettacolo andato in scena ieri al Senato offre numerosi spunti di riflessione sulla situazione politica italiana. E’ emerso anzitutto l’immobilismo del Partito Democratico, ma a questo ci siamo abituati dato che è risaputo che i dem difficilmente barattano il potere con l’incognita delle urne. Ad emergere poi sono le piccole – ma non irrilevanti – fughe da Forza Italia, iniziate con la Polverini e concluse con Causin e l’ex segretaria (chiamata “la badante”) di Berlusconi, ossia Maria Rosaria Rossi. Il terzo e prevedibile personaggio emerso dalla votazione di ieri è Matteo Renzi, che tiene tutti con il fiato sospeso e manda un chiaro messaggio a Conte&Co: “Senza di me, siete fregati”. Ma la nostra attenzione – e dovrebbe farlo anche la vostra – si sofferma sui grillini. Proprio loro, quelli del cambiamento.

Beh, appare chiaro che l’unico cambiamento che si è visto da quando sono entrati in Parlamento sia il loro, ma forse è meglio definirla trasformazione. Una sorta di metamorfosi kafkiana che li ha portati a rinnegare praticamente tutti i loro capisaldi ideologici, a patto che loro un’ideologia l’abbiano mai avuta.

Curioso infatti notare che il Governo Conte, di cui i grillini sono i maggiori azionisti, sia stato costretto a doversi aggrappare al voto di Mario Monti. L’ex premier è stato colui che de facto, grazie alla sua politica di austerity, ha creato malcontento e sfiducia negli italiani, liberando la strada proprio al Movimento 5 Stelle. Infatti, alle elezioni del 24 febbraio 2013, il Movimento entrerà per la prima volta in Parlamento, inaugurando un percorso che, in poco tempo, porterà i suoi esponenti al Governo. Eppure Monti è stato criticato, brutalizzato, deriso ed osteggiato dai grillini. Esattamente come i senatori a vita, memorabili a tal riguardo le parole di Beppe Grillo (rispolverate ed attribuite erroneamente da qualche giornalista a Matteo Salvini), il quale, una manciata di anni fa, ironizzava sulla loro longevità e ne proponeva l’abolizione.

E come non parlare delle trattative politiche cruciali in Senato, definite dai 5Stelle “uno squallido mercato delle vacche”. Eh già, esattamente come quello inscenato pietosamente ieri a Palazzo Madama. E le dimissioni in caso di avviso di garanzia? Macché, la Raggi, la Appendino e Nogarin se ne stanno ancora ancorati al proprio posto. E l’Ilva? Una volta i pentastellati ne proponevano la chiusura con conseguente bonifica del territorio, invece l’Ilva se ne sta ancora in piedi ed è stata addirittura ceduta alla Arcelor Mittal. Vabé dai, magari sulla Tap qualche promessa l’hanno mantenuta. E come no: nonostante avessero proposto lo stop al gasdotto, anche la Tap è ancora funzionante.

Ma, attenzione, gli stellati non si sono fermati qui. Che dire della maestosa giravolta sull’euro? Prima no, poi forse ed infine sì, con l’ultimo atto consumatosi ieri, quando il disperato Conte ha chiesto aiuto alle forze europeiste. Dulcis in fundo, il più meraviglioso calcio nel sedere che un partito politico italiano abbia mai dato ai propri elettori: il vincolo di mandato. I Cinque Stelle, probabilmente presi da una sorta di allucinazione collettiva, credevano di poter rivoluzionare la politica italiana, costellata di autentici dinosauri (sì, esatto, quelli alla Mastella per intenderci), e per questo dicevano di andare a casa una volta portati a termine due mandati al massimo. Manco per sogno. Le poltrone sono belle, comode e calde, se ne facciano una ragione gli illusi che per due volte sbarrarono il loro simbolo alle elezioni.

Per fortuna, gli italiani hanno capito che alla fine i grillini non sono altro se non un manipolo di “patacca”, pronti a dire e fare tutto ed il contrario di tutto al fine di raccattare qualche voto in più. I più attenti se ne erano già accorti ad agosto 2019, quando Di Maio e soci, pur di non tornare alle elezioni e beccarsi una mazzata tra capo e collo da Salvini, si allearono con il Pd. Ma come? Non erano il partito di Bibbiano? Non erano “i mafiosi, le merde”, quelli che “devono morire” (senatrice Taverna docet)? Macché, ora quelli del Pd sono i loro migliori amici, i compagni di merende con i quali spartirsi qualche poltrona e qualche Ministero.

Menomale che, salvo colpi di scena, siamo ancora in una democrazia e quindi, male che vada, tra due anni potremo tornare al voto ed ognuno di noi – soprattutto i loro ex-elettori – non vedrà l’ora di mandarli tutti a casa. Magari a lavorare. A proposito, i famosi “privilegi ai parlamentari” sono stati aboliti? A noi pare che l’età pensionabile ed il cumulo degli assegni siano ancora in auge.

Insomma, i grillini sono diventati tutto ciò che hanno sempre detto di combattere. Avevano promesso di aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno, ora dentro quella scatoletta ci si vogliono chiudere per chissà quanto.

 

 

 

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